Recensione: “Aspettami fino all’ultima pagina” di Sofía Rhei

Quando Aspettami fino all’ultima pagina è giunto a casa mia, senza essere atteso, ma desiderato, perché ha una cover che – diciamocelo! – è davvero deliziosa, ero al settimo cielo: la storia mi intrigava per l’uso della letteratura come terapia.

 

Da lettrice accanita, mi sono quindi tuffata immediatamente nel suo universo di parole, divorandole una alla volta, consapevole che era l’esordio di un’autrice che, fino a poco prima, aveva sempre e solo scritto libri per bambini.

 

Mi aspettavo la tenerezza, la delicatezza, la soffice profusione di sentimenti genuini. Diciamo però che le mie aspettative sono state un po’ deluse, ma non dallo stile, nemmeno dalla storia in sé, che ha un potenziale niente male.
A deludermi è stata
Silvia, la protagonista. Una donna che ne ha vissute tante, soprattutto in amore. Una donna che vorrebbe essere forte e, invece, fa perennemente gli stessi sbagli.
Non sono riuscita a entrare in sintonia con lei, con le sue emozioni, e questo purtroppo non mi ha permesso di apprezzare appieno un romanzo che ha molto da dare.
Sofía Rhei invero ha un gran talento!
Mi piace come scrive, come parla di letteratura, come avvolge il lettore in un ritmo veloce ma non sbrigativo. Su questo non ho nulla da ridire.
Ho amato le parti con il dottor O’Flahertie, un personaggio particolare, capace di farti sorridere e pensare allo stesso tempo: grazie alla sua terapia letteraria, ho trovato parecchi spunti per le prossime letture e riletture.
Badate bene che Aspettami fino all’ultima pagina non è un romanzo “brutto”.
Il suo neo – a mio avviso – è stata la caratterizzazione di Silvia, quasi esacerbata nel suo personale yo-yo emotivo e psicologico.
È innamorata, ok, ma perché autodistruggersi per un sentimento che dovrebbe portare gioia e non annichilimento?

C’è da dire che lei ed io siamo agli antipodi, proprio per questo non comprendo alcune delle sue scelte e delle sue riflessioni: di certo ho avuto, più di una volta, voglia di cantargliele affinché crescesse.
Consiglio la lettura di Aspettami fino all’ultima pagina?
Per quanto riguarda le parti dedicate alla terapia fatta di letteratura sì, quelle sono davvero avvincenti. Per quanto riguarda, invece, la vita amorosa di Silvia no, per le motivazioni sopra esplicate.
Devo ammettere che questo è uno di quei pochissimi casi in cui non so se mi è o no piaciuto un romanzo.
Vi è mai capitato di amare alcune porzioni di un libro e altre no?

 


 

Titolo: Aspettami fino all’ultima pagina
Autore: Sofìa Rhei

Editore:
Newton Compton Editori
Prezzo: € 0,99 – € 10,00
Pagine: 256

Silvia ha quasi quarant’anni, vive e lavora a Parigi e ha una relazione difficile con Alain, un uomo sposato che da mesi le racconta di essere sul punto di lasciare la moglie. Dopo tante promesse, sembra che lui si sia finalmente deciso, ma la fatidica sera in cui dovrebbe trasferirsi da lei, le cose non vanno come previsto. E Silvia, in una spirale di dolore e umiliazione, decide di farla finita con quell’uomo falso e ingannatore e di riprendere in mano la sua vita. Alain però non si dà per vinto, e Silvia non è abbastanza forte da rimanere indifferente alle avances dell’uomo che ama… Dopo giorni e notti di disperazione, viene convinta dalla sua migliore amica a fare visita a un bizzarro terapeuta, il signor O’Flahertie, che sembra sia capace di curare le persone con la letteratura. Grazie ad autori come Oscar Wilde, Italo Calvino, Gustave Flaubert, Mary Shelley, e al potere delle loro storie, Silvia comincia a riflettere su chi sia realmente, su quali siano i suoi desideri più profondi e su cosa invece dovrebbe eliminare dalla sua vita…

 


  • Rachel (8 settembre 2017)

    Mi fa piacere non essere l’unica a non aver compreso il romanzo. Come te, attratta dalla cover meravigliosa, mi sono fiondata subito in questa storia che però ho trovato lenta …. Lentisssssssiiiiiiimmmmmmmaaaaa. Con una protagonista davvero irritante motivo per cui ho al momento abbandonato il libro. Magari in seguito lo riprenderò, chissà …

    • Rosy Milicia (8 settembre 2017)

      A me i romanzi lenti non dispiacciono, purtroppo però non sono riuscita a immedesimarmi in Silvia: chiamala mancanza di empatia!
      Se solo avessero dato una limata al suo personaggio, sarebbe stata una lettura più facile.
      Almeno credo. 🙂

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