Be… Atypical!

«Sii atipica!» mi son detta al termine della visione di Atypical, la nuova serie TV targata Netflix che affronta il tema dell’autismo non come una malattia da temere, ma come il saper essere se stessi nel bene e nel male.

Disponibile anche in italiano, dall’11 agosto 2017, Atypical ci trascina nella quotidianità di un liceale autistico che cerca di affrontare la vita come un coetaneo qualsiasi.

 

 

Sam Gardner, con quella sua ossessione per l’Antartide e i pinguini, con quel suo ripetere le parole più volte, per quel suo prendere le frasi alla lettera e non capirne le varie sfumature, è migliore di tutti noi perché non si nasconde ed è estremamente sincero: genuino come un bambino, altresì tanto fragile come un bambino.
Sam non  è solo, in questa sua ricerca della tipicità. Ha la sua famiglia accanto: una madre chioccia (Elsa) che non accetta il desiderio di indipendenza del figlio, un padre (Doug) con il quale ha sempre avuto difficoltà a rapportarsi, una sorella minore (Casey) forse pronta a mollare i suoi sogni per lui.
Ovviamente non bisogna dimenticare Julia, la giovane terapista di Sam, che tenta di spingerlo sempre più verso l’autonomia, nonostante i continui rimbrotti di Elsa.
Come mia abitudine, nelle recensioni, non vi racconterò altro delle (dis)avventure della famiglia Gardner: dovrete essere voi a scoprire il plot, le tante sfaccettature comico-drammatiche di Atypical, poiché non vi è altro modo per comprendere quanto questa serie TV possa darvi.
Ideata dalla quarantenne Robia Rashid (sceneggiatrice anche di How I Met Your Mother, Aliens in America, The Goldbergs e Camp), Atypical si presenta allo spettatore con un pizzico di ilarità mista a dramma, in un contesto da classico cliché americano che, stranamente, non annoia né tanto meno stride con l’argomento trattato.
D’impatto, irriverente, anticonformista, la nuova serie TV Netflix – divisa in otto episodi da trenta minuti circa – riesce ad affrontare l’autismo con vivace e concreta realtà, senza, però, sminuire l’autismo o appesantire la narrazione.
Ho notato in rete, come per esempio su Spazio Asperger ONLUS, la cui missione è abbracciare «la neurodiversità» per valorizzare «le persone nello spettro autistico», che la comunità è divisa in due.
C’è in vero chi sta apprezzando il modo con il quale Atypical ha affrontato la patologia, chi no. Ovviamente la percezione – come in qualsiasi cosa – cambia da persona a persona, secondo il proprio bagaglio culturale o esperienza personale: per quanto mi riguarda, ho apprezzato l’ironia e l’atipicità con le quali questa serie TV si è introdotta sui nostri schermi per farci conoscere la dimensione di Sam e della sua scombinata famiglia.

Un plauso, a mio avviso, va soprattutto a Keir Gilchrist – celebre per il film 5 giorni fuori, trasposizione cinematografica del romanzo Mi ammazzo, per il resto tutto ok – che è riuscito a dare un quid specialissimo al personaggio di Sam Gardner.
Non studio tecniche teatrali né sono una regista, ma da spettatrice sono rimasta folgorata dalla sua recitazione: ha saputo porre, secondo me, i giusti accenti mimici nelle giuste situazioni. Inoltre non è facile interpretare un ruolo del genere, non è facile soprattutto interpretarlo sapendo che sarebbe stato giudicato – nel bene e nel male – da chi l’autismo lo vive sulla propria pelle.
In conclusione: Atypical mi ha dato tanto, facendomi capire quanto in verità tutti noi siamo strani, con quelle nostre piccole ossessioni e abitudini, con le nostre personalità singolari, il nostro modo di vivere la vita come vogliamo.

Ne consiglio la visione?
Sì, per il suo essere sopra le righe, nonostante qualche “americanata” di troppo.

 

 


 

PRO

  1. I monologhi con voice over di Sam che ti lasciano senza fiato, ma con tanti pensieri in testa con i quali poi fare i conti.

  2. Casey Gardner che ha la forza di affrontare in religioso silenzio il suo essere a volte «N.T.» – «nothing», nessuno – per i suoi genitori, trovando infine la forza di uscire dalla zona grigia per risplendere di luce propria.

  3. Paige Hardaway, la prima e unica fidanzata di Sam. Stramba anche lei, ma dolce a modo suo.

  4. Il marcatissimo – quasi maccheronico! – contrasto caratteriale tra Zahid, sfacciato amico di Sam, e quest’ultimo.

 

CONTRO

  1. Alcune scelte narrative molto discutibili di cui avrei fatto volentieri a meno, soprattutto riguardo il sub-plot di Elsa.

  2. Al momento non si sa se la serie sarà rinnovata per una seconda stagione o verrà cancellata.

  3. Il personaggio di Julia non mi è piaciuto per niente: tratteggiato e recitato male.

 


 

  • Giulia A. (31 agosto 2017)

    Ho messo gli occhi su questa serie tv appena è stata rilasciata 🙂 Spero che mi riservi qualche bella sorpresa, perché sono ipercritica nei confronti delle storie che trattano temi a me ben noti per motivi di studio. Proprio nei giorni passati ho letto un libro con una protagonista autistica, che mi ha lasciata insoddisfatta perché continuavo a pensare che le teorie psicologiche a cui faceva riferimento l’autore sono sorpassatissime e ormai confutate ^__^”

    • Rosy Milicia (31 agosto 2017)

      Sicuramente tu avrai un approccio molto professionale, visto i tuoi studi, e tanto differente dal mio, che è puramente emotivo/umano: insomma è come quando io recensisco libri, vedendoli sotto il punto di vista di un addetto ai lavori. ☺️
      Aspetto la tua opinione con molta molta curiosità!

      • Giulia A. (31 agosto 2017)

        Ricordo ancora i tuoi commenti sulle inaccuratezze storiche di Reign (e in particolare i costumi) xD Non oso immaginare come studenti e laureati in medicina reputino telefilm tipo ER, Grey’s anatomy, Dr. House eccetera eccetera. Comunque basta che gli sceneggiatori abbiano fatto bene i compiti. Speriamo!

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