Cinque errori da non fare in una recensione… secondo me

Qualche settimana fa, sono incappata in una videorecensione che mi ha lasciata alquanto perplessa, su  un romanzo che ultimamente ha fatto davvero parlare di sé, dividendo la comunità blogger in due fazioni. Questa videorecensione racchiudeva in sé 5 ERRORI che, SECONDO ME, un/a blogger non dovrebbe mai fare.
Premettendo che non ho ancora letto il romanzo in questione, né il genere in questione fa per me – quindi non sono di parte! –, ho deciso di mettermi al PC e scrivere questo articolo: badate bene, prima di leggerlo, che non sono Dio in terra, quindi la mia è soltanto un’opinione condivisibile o no.
Chissà…

 

1. RIASSUMERE IL ROMANZO

Vi è mai capitato di leggere la recensione di un libro che in realtà era un riassunto?
A me tante di quelle volte che, spesso, ho la sensazione di aver letto libri che in verità non ho mai letto, perché il/la suddetto/a blogger non ha tralasciato alcun particolare.
Queste recensioni, che per me è quasi irrispettoso chiamare così, sono le peggiori in circolazioni: parole parole parole per raccontarvi un romanzo dal prologo all’epilogo, senza dimenticare alcun particolare, e due righe – sì, due righe precise – sulla validità o meno dell’opera tanto eviscerata.
Esistono le trame, per dare un’idea del libro, perciò parliamo delle nostre sensazioni e dello stile dell’autore – secondo le proprie conoscenze in materia, s’intende! –, evitando di dilungarci sui particolari, sennò cosa se ne farà il lettore di un libro che già conosce con minuzia grazie al nostro riassunto?

 

2. USARE PAROLE VOLGARI

Credo nella libertà di parola e odio profondamente la censura, la odio con tutta me stessa: sono dell’avviso che ognuno di noi debba dire la sua, sempre e comunque, senza però offendere o ledere gli altri.
Parole come – perdonatemi la grossolanità! – «merda» o «cesso» non devono MAI comparire in una recensione.
Quando scriviamo la nostra opinione, riguardo un libro (o un film o qualsiasi altra cosa recensibile), dobbiamo essere sinceri ed educati.
Si può appunto affermare lo stesso concetto negativo in altri termini negativi, basta essere professionali, sempre se vogliamo essere presi sul serio.

Se invece desideriamo voler far parlare di noi, perché siamo «super schietti» o «senza peli sulla lingua», o perché si sa che la polemica porta visualizzazioni…
In quest’ultimo caso, chi vive il mondo editoriale a 360°, quindi anche come un’occupazione, saprà ben distinguere la professionalità dall’esibizionismo, e inoltre chi è intelligente capirà quanto la nostra parola possa valere.
In fine, mettiamoci nei panni degli autori: ci piacerebbe se il nostro lavoro, qualsiasi esso sia, che ci permette di portare il mangiare in tavola, venisse definito «merda» o «cesso»?
Non credo proprio.

 

3. NON INSERIRE UNO “SPOILER ALLERT”

Io amo gli spoiler, sono profondamente ammaliata delle cosiddette anticipazioni: aumentano la mia curiosità e la mia fame di sapere e, sovente, mi spingono a dedicarmi immediatamente a un determinato libro.
Non tutti però sono come me, molti lettori difatti detestano gli spoiler, proprio per questo vi consiglio di inserire, a inizio recensione, uno “spoiler allert” grande quanto la Terra.
Dobbiamo rispettare la libertà degli altri e rispettare persino il nostro diritto di dire che questo o quell’altro nodo narrativo ci è chiaro o no, sempre tenendo conto che una recensione non è un riassunto.
Personalmente, tendo a spoilerare quando mi ritrovo ad analizzare una particolare scena che non mi è garbata, per far comprendere al lettore quel che non mi ha pienamente convinto (per coerenza o verosimiglianza).
Quindi spoileriamo, se ce n’è bisogno, ma con moderazione e nel rispetto dei nostri follower.

 

4. RECENSIRE L’AUTORE

 Oltre un anno fa, su Facebook, scrivevo un post in cui dicevo suppergiù che «recensisco libri e non persone»: ecco, questa mia frase, riassume bene il quarto errore da non fare.
È necessario invero concentrarsi sull’opera e non su colui/colei che l’ha creata. Uno sbaglio del genere è da principianti e, a volte, rivela cattive intenzioni!
Il libro è quel che ci dà emozioni, positive o negative che siano, lo scrittore è la mente e il braccio. Perciò, se non siamo in grado di discernere le nostre sensazioni, o pregiudizi che siano, prendiamoci del tempo e pensiamo pensiamo pensiamo.
Personalmente, per esempio, adoro la serie Divergent, ma non provo particolare simpatia per Veronica Roth: non la conosco, ovvio, eppure questa è la mia sensazione “a pelle”. Viceversa, trovo molto bella e spassosa Jamie McGuire, i cui libri non mi piacciono per niente.
Eppure, nonostante questa mia fatua insofferenza per la Roth, Divergent è la serie distopica che consiglio e straconsiglio, mentre non nomino mai e poi mai la Beautiful Series.
Basta essere obiettivi e il gioco è fatto, senza dimenticare che recensiamo romanzi, non i loro scrittori.
Ci starebbe bene, se la gente iniziasse a giudicare il nostro lavoro, secondo personali simpatie o antipatie?

 

5. NON TENERE CONTO DEL GENERE

Di norma, quando si legge un libro, si conosce – anche all’acqua di rose! – il genere a cui appartiene e cosa aspettarsi dal genere stesso.
Ovvero:

  • se si legge un romanzo rosa, si sa che il lieto fine è d’obbligo;

  • se si legge un erotico, si sa che le scene sessuali, esplicite o meno, sono tante;

  • se si legge un libro di narrativa, si sa che tratta pure di difficoltà sociali.

Allora perché, in alcune recensioni, ci si lamenta per esempio del lieto fine «scontato» o delle «troppe» scene sessuali di un’opera?
Se ho deciso di immergermi nelle pagine di Sylvia Kant, sono già consapevole che l’erotismo è la chiave di volta delle sue storie, così come sono consapevole della forte narrativa al femminile di Cristina Caboni.
Come avete potuto constatare, il se, in questo quinto punto, è fondamentale.
Tutto dipende, appunto, dalla conoscenza del genere a cui ci stiamo accostando.
Insomma: studiamo, ponderiamo e scriviamo con cognizione di causa, poiché è nostro dovere essere blogger informati/e.

 

Siete d’accordo con me?
Ci sono altri errori che aggiungereste?

  • Red Kedi (13 settembre 2017)

    Concordo sui primi errori da evitare ma sull’ultimo, diciamo che bisognerebbe vedere sempre caso per caso.
    Molti sanno che in un libro erotico, ci sono molte scene di sesso ma un conto è una storia “scabrosa” e un conto è un porno. Dipende sempre dal contenuto, se la storia è ben bilanciata tra cliché e possibile realtà.
    La bravura di uno scrittore sta qui. Osare ma non eccedere.
    Questo discorso va bene anche su tutti gli altri generi eh…

    • Rosy Milicia (13 settembre 2017)

      Hai colto il punto che ho approfondito nel terzo appuntamento di “Blogger tips and tricks” che andrà online il prossimo mese. 🙂
      Grazie per il tuo commento, Noemi.

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