Come un libro può curare l’anima

Ferite dentro il cuore, ben celate agli occhi di chi ci sta intorno.
Ferite sulla pelle, non solo dentro al cuore, ben davanti agli occhi di chi sta intorno.

Ferite, ancora aperte e sanguinanti, che non sappiamo come ricucire: se non con rabbia e disprezzo, con solitudine e inedia, con urla e lunghi silenzi.

 

Siamo anime fragili, nascoste dentro corazze forti, perché abbiamo perso qualcuno, perché non abbiamo più sicurezze.
Come uscire da questo tunnel oscuro? Possono la famiglia e gli amici essere un solido conforto? Certo che possono esserlo. E quando invece vogliamo restare da soli con noi stessi, magari al buio, magari in compagnia di quei dolci ricordi che ci fanno stare bene? Un libro potrebbe aiutarci?
Da amante della lettura, direi proprio di sì.
I libri, poco importa se di carta o digitali, benché il profumo delle pagine sia un unguento prodigioso per me, sono piccoli scrigni di emozioni che sanno magicamente che corde del cuore toccare.
A volte ci fanno arrabbiare, altre commuovere. A volte ci riempiono di una tristezza che non fa male, una “tristezza meditativa”, quella che colma la coscienza di nuove consapevolezze e curano lo spirito.
Sono libri che arrivano dal nulla, da cui non ti aspetti nulla, che magari sottovaluti, viceversa poi scopri che erano molto più di quel che speravi. Volete un esempio?
Io e te come un romanzo e… non fatevi forviare dal titolo!
In originale difatti si chiama Words in deep blue, che possiamo tradurre alla lettera in un “parole nel blu profondo”.
Ok, in italiano non suona granché bene, lo ammetto, ma alterare del tutto la sua natura – sebbene scegliere Io e te come un romanzo sia la decisione commerciale più astuta –, non rende a mio avviso giustizia a un’opera che non è la solita banaletta storia d’amore, come invece suggerito appunto dal titolo e poi dalla cover.

 


 

Titolo: Io e te come un romanzo
Autore: Cath Crowley
Editore: De Agostini
Prezzo: € 6,99 – € 14,90
Pagine: 366

Ci sono ferite che non si rimarginano, giorni che non si dimenticano. Come il giorno in cui Rachel ha detto addio al suo migliore amico, Henry Jones. Era una sera d’estate, e lei stava per trasferirsi dall’altra parte del Paese. Ma, prima di andarsene, si era nascosta nella libreria gestita dai Jones e aveva infilato una lettera nel libro preferito di Henry. Una lettera d’amore a cui Henry non aveva mai risposto. Ora, però, sono passati tre anni e quel giorno sembra lontano una vita intera. Perché nel frattempo il fratello di Rachel è morto, e lei è l’ombra di quel che era. Il dolore la soffoca, e l’unica via d’uscita sembra tornare a casa. Dalle cose che Rachel ama di più: la libreria e Henry. I due iniziano quindi a lavorare fianco a fianco, circondati dai libri, confortati dalle parole. E, mentre tra gli scaffali impolverati della libreria si intrecciano le storie di tutta la città, Rachel e Henry si ritrovano. Perché non c’è posto migliore delle pagine di un libro per ritrovare se stessi.

 


 

«Ci sono ferite che non si rimarginano, giorni che non si dimenticano», possiamo leggere nella trama di Io e te come un romanzo, e in queste pochissime parole troviamo l’essenza stessa della vita balorda.
Perché è vero che ci sono ferite che non si rimarginano e giorni che non si dimenticano, non si può dire di certo il contrario, ma c’è anche il desiderio di guarire e il coraggio di ricordare per poi andare avanti. Ve lo dico per esperienza, credetemi!
Anche Rachel lo sa per esperienza, forse un po’ meno Henry che soffre d’amore, un amore adolescenziale costruito su… cosa? Sulle illusioni?
Due personaggi umani, difettosi, paurosi e sconcertati che si fanno amare esattamente per questo essere umani, difettosi, paurosi e sconcertanti: è facile invero rivedersi in loro, nei loro pensieri, nei loro dubbi, nel loro volersi lasciare andare alla deriva.
Ho trovato reale questa Rachel che tiene per sé la morte del fratello, che non vuole più nuotare nell’oceano blu, che si nasconde dietro parole di rabbia, che molla tutto e va via. Non è il classico personaggio di fantasia, architettato a dovere per piacere ai lettori a ogni costo per le sue paroline dolci, per il suo buonismo inutile.
È una protagonista codarda e coraggiosa allo stesso tempo, difettosissima, che non riesce a oltrepassare le mura in cui vive assieme al fantasma del fratello.
Henry invece è ancora acerbo, un lacrimevole ragazzo che non vuole accettare la fine della sua relazione con una tipa viziata e insopportabile. Combatte con se stesso per i motivi sbagliati, visto che l’amore non è tutto, visto che sta per perdere la libreria di famiglia, la biblioteca delle lettere, la casa in cui è nato e cresciuto.
Per quale ragione pensare a una che non ti ama – e te l’ha pure dimostrato! –, mentre la tua intera esistenza sta per crollarti addosso?
Eppure, in questo guazzabuglio di difetti e dolore, in questo calderone di emozioni contrastanti, la speranza sboccia tra le pagine di tanti volumi usati e parole mai dette ad alta voce: la scrittura e la lettura, difatti, diventano l’unica medicina per i cuori afflitti.
Per due genitori che sono a un passo dal divorzio. Per un’adolescente che vorrebbe scrivere al ragazzo che le piace. Per un anziano signore alla ricerca di un libricino in particolare, di un libricino che è un po’ chiave di Io e te come un romanzo.
Quello di Cath Crowley è una storia corale, tra lettere nascoste in volumi impolverati di una biblioteca e la confusione di chi perde qualcuno o qualcosa, in modi diversi, mentre si percorre la lunga strada del destino.
Io e te come un romanzo è un’opera che fa riflettere, un’opera che – ripeto – ci immerge in una “tristezza meditativa”, una tristezza che però guarisce.
Non è questa la vera essenza di un libro? Non è questo ciò di cui abbiamo bisogno?
Ve lo garantisco: le sillabe, le emozioni, le storie che hanno il gusto dell’inchiostro sanno come entrarci dentro e ricostruire pezzo dopo pezzo le nostre anime.
Sono una panacea, un balsamo speciale, i nostri migliori amici. Soprattutto: sono un rifugio in cui possiamo essere  noi stessi e dove nessuno può giudicarci per il dolore che proviamo.

  • Bianca (8 ottobre 2017)

    Meraviglioso e commovento questo romanzo! L’ho adorato! E invidio l’autrice per aver scritto questa storia. Esempio della bellezza e del potere che hanno le parole.

    • Rosy Milicia (8 ottobre 2017)

      È un romanzo diverso rispetto alla solita solfa. 🙂

      • Bianca (9 ottobre 2017)

        *commovente
        Sbaglio sempre a scrivere! 🙈😥
        Sì, e nonostante la storia d’amore tra i protagonisti non sia centrale, cattura comunque. Non annoia. Dovrebbero pubblicare più libri di questo genere.

        • Rosy Milicia (10 ottobre 2017)

          Esistono, in fin denti conti, tanti tipi d’amore. 🙂 Non solo quello romantico.

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