Confessioni di una psicoterapeuta

Può uno scrittore essere, a modo suo, un po’ psicologo? E cosa accade quando uno scrittore è davvero uno psicologo?
A rivelarcelo è Laura Mercuri, autrice di Ogni tuo silenzio e Il solo modo per coprirsi di foglie, editi De Agostini.

Vediamo cos’ha da dirci…

 

Ti conosciamo come autrice, un po’ meno come psicoterapeuta: che differenza c’è tra queste due Laura?
«Be’, partendo dal presupposto che dentro ciascuno di noi ci sono spesso più “anime”, direi che scrittura e psicoterapia sono per me due facce della stessa medaglia: come autrice mi addentro nelle profondità di me stessa, come terapeuta in quelle dei miei pazienti. Quando scrivo sono concentrata sul mio mondo interno, quando faccio terapia mi concentro sul mondo interno dei pazienti.»

Specializzata in Terapia Sistemica e Relazionale, qual è – o quali sono – secondo te la regole – o le regole – per vivere davvero bene in una società come la nostra?
«Magari esistessero delle “regole” da seguire per vivere bene, basterebbe seguirle e saremmo tutti felici, no? Purtroppo invece stare bene, essere soddisfatti, sentirsi al posto giusto nel momento giusto è il risultato di un equilibrio che non si raggiunge mai completamente. Questo equilibrio nasce dall’adattarsi al cambiamento, il nostro e quello degli altri, perché gli esseri umani non restano mai uguali a loro stessi, e nel non aver paura, appunto, di cambiare nel momento in cui mutano le circostanze o dentro di noi avviene qualcosa che modifica i nostri sentimenti o i nostri desideri. Così come quando vai in bicicletta, per non cadere devi continuare a pedalare, qualunque sia il terreno che stai percorrendo, così nella vita devi continuare a cambiare, ogni giorno, accogliendo le cose nuove che arrivano, le persone nuove, i nuovi pensieri e i nuovi sentimenti che nascono dentro di te. Ecco, se di “regole” vogliamo parlare, ne terrei in considerazione soprattutto una: non temere il cambiamento, né quello che avviene nelle circostanze esterne della nostra vita quotidiana né quello che avviene, continuamente, dentro di noi.»

In vent’anni da libera professionista, avrai avuto pazienti di tutte le risme: ne hai uno che ti è rimasto particolarmente a cuore?
«Una coppia, in realtà. Quando li ho incontrati per la prima volta erano in profonda crisi, sull’orlo della separazione. Ora hanno un figlio e sono davvero molto felici, insieme. Uno dei rarissimi casi in cui la terapia di coppia ha dato frutti meravigliosi. Purtroppo non capita spesso, perché quasi sempre le coppie si rivolgono al terapeuta quando non c’è più nulla da salvare, secondo la seguitissima quanto sciocca opinione che quando ci si ama davvero tutto si risolve da sé.»

Quanto la tua professione da psicoterapeuta ha inciso in quella da scrittrice?
«Be’, pur scrivendo più o meno da sempre ho iniziato a scrivere “professionalmente” quasi in contemporanea rispetto all’inizio dell’attività di psicoterapeuta, e queste due dimensioni si sono, credo, naturalmente influenzate a vicenda. L’abitudine all’ascolto delle vicende dei pazienti ha influenzato il mio modo di raccontare le storie dei miei personaggi, e creare le mie storie, tenendo in considerazione più punti di vista, mi ha aiutato a guardare anche le varie situazioni dei pazienti da molteplici angolazioni, facendomi capire cose che non avrei mai capito se mi fossi posta di fronte ad esse da un’unica prospettiva.»

La scrittura può essere una forma di trattamento, come lo è la musicoterapia?
«Assolutamente, per quanto mi riguarda. Spesso mi rendo conto che scrivendo mi faccio domande, su di me, sugli altri e sul mondo, che non mi sarei mai fatta, altrimenti. E tante domande stimolano la ricerca di tante risposte, in quell’ottica del continuo cambiamento di cui parlavo sopra. Inoltre la finzione narrativa, per me, nasce spesso da fatti reali che mi sono accaduti, da ricordi miei, e scriverne, raccontarli, anche cambiandoli, mi aiuta a vederli diversamente, a comprendere meglio la portata che essi hanno avuto sulla mia storia e sul mio presente.»

Di cosa parli sulla tua nuovissima pagina Lasciamo in pace le margherite?
«Di relazioni, principalmente. Sulla base della mia esperienza di psicoterapeuta, ormai ventennale, sono giunta alla considerazione che il grado di felicità delle persone si basi sul grado di felicità delle loro relazioni, perché in fondo, a parte i problemi di salute, tutte o quasi le difficoltà della vita scompaiono a fronte di una vita sentimentale soddisfacente, in cui si ama qualcuno e si è da quel qualcuno riamati. Tuttavia, nonostante la centralità del ruolo che le relazioni occupano nella nostra quotidianità, o forse appunto per questa centralità, vivere relazioni sentimentali davvero soddisfacenti sembra incredibilmente difficile. La comunicazione nella coppia è spesso carente, il peso delle reciproche aspettative a cui difficilmente si riesce a corrispondere pesa sulle spalle di tutti noi come uno zaino pieno di pietre, l’idea “magica” per cui, se qualcuno ci ama, istantaneamente dovrebbe capire cosa pensiamo o desideriamo senza che ci disturbiamo a dirglielo rendono le relazioni un vero campo minato, in cui spesso si gioca una guerra paradossale: con colui/colei che amiamo mettiamo in atto comportamenti  aggressivi e incomprensibili che ci allontanano l’uno dall’altra, mettendoci nella condizione di fronteggiarci come due nemici.»

Perché hai scelto questo nome particolare e cosa ti ha spinto ad aprirla?
«Cercavo un nome, per la pagina, che suggerisse un punto di vista leggero sulle relazioni, di quella leggerezza che intendeva Calvino, che è “planare sulle cose dall’alto”, e mi è venuta in mente l’abitudine che avevamo da ragazzini di interrogare le margherite, strappando loro i petali uno a uno, per scoprire se la persona di cui eravamo invaghiti ricambiava i nostri sentimenti, così ho scelto Lasciamo in pace le margherite per suggerire un approccio più razionale e meno esoterico ai problemi di cuore.
Ho deciso di aprire la pagina per stimolare un confronto con i lettori che li aiutasse a considerare le loro proprie relazioni come il risultato dei loro comportamenti all’interno della dimensione “coppia”, spazzando via il concetto secondo il quale tutto ciò che riguarda l’amore tra due persone è soggetto unicamente al caso: innamorarsi, mettersi insieme, restare insieme o lasciarsi. Per arrivare a questo risultato ho deciso di utilizzare un metodo che spero sia considerato originale e interessante: dare voce al mio alter ego, quello da terapeuta, raccontando in prima persona episodi verosimilmente avvenuti in terapia, anche se ovviamente nessuno dei miei pazienti, passati o presenti, potrebbe mai riconoscersi nei miei brevi racconti, e non faccio mai alcun nome.»

Tramite piccoli aneddoti, un po’ di fantasia e un po’ no, proponi spunti di riflessione che – nella loro semplicità – portano i tuoi lettori all’indagare il proprio Io: come riesci ad arrivare al cuore di chi ti legge?
«Be’, la pagina è proprio ai suoi inizi, quindi più che essere certa di arrivare al cuore dei lettori spero di riuscire a farlo… Comunque mi auguro che questo approccio “dall’interno della stanza di terapia” susciti la naturale curiosità di chi non si è mai sottoposto ad un trattamento psicologico e, contemporaneamente, riesca a spiegare concetti per loro natura complessi senza ricorrere a termini che appartengono al lessico propriamente psicologico classico, quello che normalmente si trova nei libri riservati a certe tematiche e che allontanano quei lettori che non hanno strumenti culturali di tipo professionale.»

Per finire… Quali, a tuo avviso, sono le domande che non dovremmo mai fare a uno psicoterapeuta?
«Nessuna, secondo me. Di tutto è possibile parlare, discutere, su tutto è possibile interrogarsi insieme, perché il terapeuta non è uno stregone né qualcuno che ha già tutte le risposte, al contrario: il terapeuta è solo uno che sa fare le domande giuste, e accoglie quelle del paziente con la massima disponibilità, mettendosi in gioco insieme a lui per trovare le risposte migliori. Del resto ogni esperienza di vita è a sé, e ciascuno ha bisogno delle proprie risposte, diverse da quelle degli altri.»

Grazie per la tua disponibilità. Alla prossima, Laura!
«Grazie a te, è stato un piacere rispondere a domande così interessanti.»

 


Confessioni di… è la nuova rubrica in cui vi parlerò di realtà interessanti e personaggi particolari, senza cadenze o schemi, ma nella totale libertà – appunto! – delle confessioni.

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