Far West: intervista a Sonia Morganti

Un romanzo diverso dai soliti romanzi, proprio per questo Far West ha attirato la mia attenzione sin dal primo momento: ci parla – con sensibilità e grande minuzia –  di salvaguardia del territorio, origini, amore per il mondo che ci circonda.


E mi è piaciuto così tanto che, oggi, ne discuto con l’autrice…

 

La prima domanda è sempre d’obbligo: chi è Sonia Morganti?
«Sono una persona curiosa, piuttosto tenace e molto paziente. Gattara, escursionista, buona forchetta. Sono un’impiegata che sta ampliando la propria professionalità, perché se la vita inizia a quarant’anni allora è quasi giunto il momento di risolvere un po’ di questioni in sospeso. Mi sono occupata a lungo della valorizzazione del territorio, un’esperienza che mi ha aperto gli occhi sulla ricchezza di luoghi che hanno storie da raccontare.»

Come potremmo valorizzare l’Italia al meglio, secondo te?
«Banalmente iniziando a tutelare e valorizzare la nostra immensa risorsa, ossia l’arte in tutte le sue forme. Dal più piccolo villaggio alla grande città, l’Italia pullula di bellezze che, ascoltate, diventano memorie vive. La burocrazia e la rigidità purtroppo inibiscono questo superpotere tutto italiano, e parlo per esperienza diretta. In seconda battuta, a livello sociale bisognerebbe iniziare ad agire invece che limitarsi all’autodenigrazione. Se qualcosa non va, inutile lamentarsene e poi esserne passivamente – o peggio, attivamente! – complici.»            

Nella tua biografia possiamo sapere che realizzi «soggetti per storie a fumetti, contenuti di siti web e articoli»: vuoi raccontarci questo tuo primo approccio alla scrittura?
«Ero una bambina solitaria che giocava con le bambole di carta ritagliate e si appuntava le loro avventure. Più grande, ho scritto per me stessa, per farmi compagnia. Il web mi ha dato uno sfogo, prima con le fanfiction e poi con i siti a scopo divulgativo. Scrivere libri è una passione attraverso la quale vivo il mio entusiasmo e la mia curiosità. Ogni libro è un’esplorazione che intraprendo con umiltà e con tanta allegria. Nonostante questo, ho sempre letto più che scritto e questo vale ancora di più oggi.»

Calpurnia – L’ombra di Cesare è il tuo esordio come scrittrice?
«Assolutamente sì. Quella di Calpurnia è una storia su cui ho lavorato anni senza pensare di pubblicarla, accompagnata solo da tanto, forse persino troppo amore e un pizzico di fatalismo. È un romanzo storico ambientato in epoca romana, incentrato sulle persone e sulla società che cambia, così da dar voce anche alla filosofia e alla poesia. Calpurnia mi ha dato tantissimo a livello umano, al di là delle soddisfazioni ottenute poi con la pubblicazione.  E, va da sé, pubblicarlo mi ha fatto fare un piccolo passo in un modo che non conoscevo. Un’esperienza, quindi, che mi ha insegnato molto. Ho capito che bisogna scrivere con serietà, ma senza perdere mai leggerezza e un tocco di ironia.»

Com’è nata invece l’idea di Far West?
«Era il 2011 e insieme al mio compagno Francesco abbiamo fatto un viaggio delle riserve indiane. Per me era il viaggio della vita. Mentre eravamo lì abbiamo visto e sentito cose “da film” – tutte riportate nella postfazione, quindi lascio che siano i lettori a scovarle – e che hanno fatto nascere in entrambi l’idea che sta alla base del romanzo. Di ritorno da quei giorni intensi, buttammo giù una trama. L’idea di Francesco era di farne una graphic novel, ma non andò in porto per motivi tecnici. Così, mentre lui iniziava a studiare sceneggiatura e orientava la sua carriera in quella direzione, per non lasciare la storia in sospeso ne ho fatto un romanzo. Anche la genesi è stata abbastanza travagliata, ma il faro e la polarità positiva in quei mesi (tra il 2011 e il 2013) è sempre stato lui. Piaceva a entrambi ed è una mia ossessione l’idea di un protagonista che diventi “eroe” non perché è dotato di qualche potere speciale, ma grazie alle sue competenze, frutto di impegno e fatica.»

Descrivi la tua nuova opera in dieci parole.
«Un’avventura ecologica di riscatto attraverso volontà, coraggio e resilienza.»

 

La scelta di un nativo americano come protagonista, a me pare una scelta ben studiata, visto il profondo legame di questo popolo con la natura. Vuoi dirci qualcosa al riguardo?   
«Incontrare i nativi americani è stata un’esperienza unica. Quei popoli sono stati vittima di un olocausto spietato e negato. Parliamo di persone spesso ai margini della società, vittime di una discriminazione che sembra incredibile ai nostri giorni. Eppure mantengono una dignità ammirevole e un amore per la natura che lascia senza parole. Leggere la loro storia è sconvolgente: uso un termine paragone forte, ma l’incontro tra i coloni e i nativi sembra quello tra un candido infante e un pedofilo. D’altronde loro hanno una visione del mondo circolare, noi lineare; loro non concepivano il possesso, i coloni arrivarono nell’altro continente per prendere. Non poteva andare peggio. La loro cultura è un tesoro, la loro sensibilità ambientale tutt’oggi sveglia la parte pura che è in tutti noi. Dovremmo conoscerli di più, ascoltarli con umiltà, perché hanno davvero tanto da insegnarci.»

Come ti immagini il nostro 2060?
«Spero di sbagliarmi, ma non posso dirmi ottimista. Per chi vuol vedere, gli effetti del riscaldamento globale sono già evidenti. Trattandosi di un problema a fronte del quale il singolo può poco, tutti – io inclusa – cerchiamo di andare avanti facendo finta di nulla. Le sfide cruciali toccano l’equilibrio tra noi e il pianeta. Il riscaldamento globale, la scarsità delle risorse e la sovrappopolazione hanno già effetti sociali ed economici tangibili. Spero solo che la scienza faccia qualche imprevisto balzo in avanti e che la necessità di trovare un nuovo equilibrio con la Terra ci entri in testa “con le buone”, prima che questo avvenga “con le cattive”.»        

Prossimi progetti?
«Per la prima volta in vita mia, quest’estate ho iniziato a scrivere un po’ ogni giorno. Sono curiosa di vedere dove mi porterà questo nuovo passo. Sicuramente mi aiuta a vivere più serenamente il quotidiano. Ho ricaricato le batterie mentali che l’impegno per Calpurnia avevano prosciugato e, dopo anni, mi sono rimessa a scrivere storico “puro”, con tutto quel che comporta in termini di documentazione ma anche di emozione. Ho un progetto ampio e in questo preciso momento sono incagliata su un’informazione mancante, datata 1831. Quanto mi sto divertendo, anche davanti alle difficoltà, lo sa solo chi ci è passato almeno una volta!»           

Ti ringrazio per quest’intervista e buona fortuna con il tuo nuovo romanzo.
«Io ringrazio te per la disponibilità, per l’occasione che mi hai fornito e per le belle domande. A presto!»

 


 

Titolo: Far West
Autore: Sonia Morganti
Editore: Leone Editore
Prezzo: € 12,90
Pagine: 296

2060. Dennis, un nativo americano che ha lasciato la riserva per studiare in una delle più prestigiose università del paese, sta per laurearsi in ingegneria. Ma mentre si trova alla festa di laurea del suo migliore amico Frederick, viene sorpreso da una notizia sconcertante: si è esaurito il petrolio a livello mondiale, e nessuno dei paesi civilizzati è preparato a fronteggiare l’emergenza. Dennis, prevedendo lo scatenarsi del panico, decide di tornare dalla sua famiglia nella riserva, per affrontare così le conseguenze della crisi energetica, che rendono presto le città sempre più invivibili. Maniaci assetati di potere, intrighi politici e separatisti pronti a tutto sono solo alcuni dei pericoli di questo nuovo mondo, un far west in cui la legge del più forte sembra poter soffocare persino quella, eterna, dell’amore.

 


 

LASCIA IL TUO COMMENTO

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Potrebbero anche interessarti

Ecco altri articoli simili a quelli letti di recente!

error: