Gratitudine: come esercitarla?

“A un certo punto della vita, molte di noi avvertono il delicato richiamo dell’anima. A volte è talmente discreto – un picchiettare lieve quanto una foglia che cade da un ramo – che lo udiamo a malapena.”

[We, HarperCollins]

 

Voglia di cambiare prospettiva, di vedere il mondo in modo diverso. Voglia di dire no ai momenti bui e aggrapparci all’unico spiraglio di luce. Eppure, nonostante la determinazione, non riusciamo né a cambiare prospettiva né a dire no ai momenti bui.
Restiamo in stallo. Ferme nel nostro cantuccio.
Cosa fare? In che modo uscire da quel pantano?
Basta guardarci intorno? Basta vedere il lato positivo di ogni cosa?
A volte avremmo semplicemente bisogno di non soffermarci soltanto su quel che non c’è. A volte avremmo semplicemente bisogno di apprezzare un po’ di più quel che già abbiamo.
Gratitudine, si chiama: quella leggera brezza che si insinua tra i pensieri e riesce ad alleggerire l’anima. È difficile trovarla dentro di sé, abbracciarla, esercitarla. È difficile, sì, ma non impossibile.
Perché essere grate, quando, dopo la laurea, il lavoro latita?
Perché abbiamo  gambe e  braccia che ci consentono di poter viaggiare verso una nuova città, verso un nuovo futuro, verso la totale realizzazione di noi stesse.
Perché essere grate, quando, a differenza di tutte le nostre amiche, non siamo fidanzate?
Perché possiamo crescere nella nostra personale bolla, trovare la nostra dimensione, la nostra identità.
C’è sempre una ragione per essere grate, seppure siamo arrabbiate col mondo, delude e disilluse, affamate d’amore, fasciate dal lutto. E ve lo dico per esperienza!

 

Come si può esercitare la gratitudine?

 

Con la meditazione, senza alcun dubbio. Che siano quindici o venti, i minuti, poco importa: prendiamoci del tempo per noi stesse, soprattutto la sera, se è possibile.
Concentriamoci, focalizziamo i nostri obiettivi e… scriviamo.
Ma cosa?
Gli aspetti per cui essere grate, per esempio.
Il manuale We, una sorta di «percorso a tappe per rendere la nostra esistenza ricca di significato», realizzato da Gillian Anderson e Jennifer Nadel, consiglia di sceglierne dieci, io invece ne ho sempre elencati quattro o cinque per ogni giorno appena terminato.

Il cosiddetto “diario della gratitudine” mi ha soccorso in periodi piuttosto difficili: annotare gli aspetti della vita per cui ero grata, a fine giornata, mi aiutava ad affrontare al meglio le mie paure e le mie ansie.  Infatti – come possiamo leggere in We – «la gratitudine ha effetti sulla mente», poiché ci libera da quella negatività che si avviluppa alla nostra anima, rendendoci  schiave. 
All’inizio non sarà una passeggiata, ma, pian piano, diventerà impossibile non prendere in mano il nostro prezioso quadernetto per confidarci con lui.
Il mio “diario della gratitudine” lo porto sempre con me, essendo piccino, in modo da poterlo consultare in qualsiasi momento: mi basta leggere qualche pagina per calmare il cuore e l’anima sottosopra, credetemi!
Insomma: che ne dite di iniziare da oggi stesso? Occhi chiusi, nessuna elucubrazione, e… scrivere scrivere scrivere scrivere scrivere…
Non ve ne pentirete.

 


 

Cose per cui sono grata…
1. La vista che mi permette di guardare il mondo intorno a me e, soprattutto, mi permette di tuffarmi in mondi d’inchiostro.
2. I progetti che non finiscono mai e l’entusiasmo con cui li affronto.
3. Il poter vivere senza catene.
4. La musica – jazz, classica, goth! –, migliore amica da sempre.
5. La libertà di parola.
6. Le penne colorate che rendono i planning meno noiosi.
7. Il profumo della pioggia di inizio settembre: finestre aperte e tende ondeggianti, mentre l’autunno fa un primo passo verso l’uomo.
8. La scrittura, anche se a volte l’ispirazione latita.
9. Gli incubi che mi ricordano, in fin dei conti, quanto sia perfetta la realtà imperfetta.
10. L’essere donna con tutte le complessità di una mente che non smette mai di fermarsi.

 


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