In incipit veritas #1

In incipit veritas è una rubrica che volevo da un po’, dedicata esclusivamente al selfpublishing, nella quale troverete le prime sette-otto righe di quei romanzi indipendenti che hanno attirato la mia attenzione. 

Perché ho deciso di focalizzarmi sugli incipit?

 

Perché sono convinta che un incipit non può mentire, che un incipit è capace di dire in poche parole la “verità” sul libro da cui è stato estrapolato: perciò, per scegliere il titolo di questa mia nuova rubrica, ho storpiato scherzosamente uno dei proverbi latini a noi più noti.


ADESSO PERÒ VI LASCIO ALLE MIE TRE PROPOSTE SELF DI LUGLIO…

 
 

Attendo questo momento da giorni e finalmente è arrivato. Il silenzio in casa è assoluto.
Faccio scattare l’accendino, la fiamma avvolge il pezzo di hashish dal quale si innalza una lunga scia di fumo lattiginosa. L’intenso aroma si sprigiona nell’aria, saturando il piccolo bagno con il suo odore dolciastro. È un profumo che mi calma e mi riporta a certe serate d’inverno trascorse davanti al camino, oppure ai sonnolenti pomeriggi estivi, quando io e Lorenzo ci nascondevamo dagli adulti per fumarci una canna in santa pace. Per un attimo chiudo gli occhi e mi illudo di essere ancora la ragazza spensierata a cui importa solo dei vestiti alla moda o di come piacere a lui. Con una stretta allo stomaco, una sensazione tanto violenta quanto ormai abituale, mi rendo conto che quel tempo è finito per sempre, l’anima della ragazza è morta e presto lo sarà anche il suo corpo.

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L’alba è il momento della giornata che preferisco, soprattutto quando posso osservarla indisturbato, con in mano una tazza di caffè appena fatto. Quella di oggi sarebbe anche migliore se non preannunciasse l’inizio del guaio colossale nel quale siamo finiti.
Ieri sera, lasciato Digger, ero relativamente soddisfatto.
Avevamo i nomi, la dinamica dei fatti e tutti i dati che ci avrebbero consentito di arginare il pericolo, senza contare un piccolo, quanto fondamentale particolare: durante l’aggressione subita nel palazzo di Charlotte, i due russi avevano disattivato il sistema di videosorveglianza interna, quindi la polizia di New York non ha mai avuto in mano nessun elemento che mi potesse ricollegare al cadavere, ancora senza nome, ritrovato nell’atrio.

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«Cara, ci sei, mi senti? Ehi… Alaska, sei in linea?»
La sua voce è chiara, femminile, familiare; so che la sto sentendo per davvero, so di aver risposto al telefono e di avere la cornetta attaccata all’orecchio, però non sono del tutto certa del pianeta su cui mi trovo, dell’ora, del giorno e dell’anno in cui sto vivendo.
«Mmm…» mugugno con la bocca impastata tanto quanto gli occhi che non si riescono proprio ad aprire.
«Aka? Mi senti…? Sono la mamma» questo l’avevo capito, solo che non sono certa se tu sia reale o meno. Mi lascio sfuggire un rumoroso sospiro. «Ti senti bene?»
Io sì, tu invece?
È strano sentirla così all’improvviso e di prima mattina, considerato che non ci sentiamo da mesi, o forse anni. Mi porto una mano alla testa che rimbomba ritmicamente al suono delle parole e dei pensieri che mi tormentano. Però non ho mai dormito bene come stanotte.

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Quale leggereste per primo?

 

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