In incipit veritas #3 (2° parte)

In incipit veritas è una rubrica dedicata esclusivamente al selfpublishing, nella quale troverete le prime sette-otto righe di quei romanzi indipendenti che hanno attirato la mia attenzione. 

Perché ho deciso di focalizzarmi sugli incipit?

 

Perché sono convinta che un incipit non può mentire, che un incipit è capace di dire in poche parole la “verità” sul libro da cui è stato estrapolato: perciò, per scegliere il titolo di questa mia nuova rubrica, ho storpiato scherzosamente uno dei proverbi latini a noi più noti.


ADESSO PERÒ VI LASCIO ALLE MIE (ALTRE) TRE PROPOSTE SELF DI OTTOBRE…

 

Tutti abbiamo dei segreti.
Tutti nascondiamo un errore, una paura, qualcosa che non vorremmo che gli altri sapessero di noi.
Si vive solo una volta.
Quante volte me lo avete sentito dire? Quante volte ve lo siete ripetuto e, magari, ha anche funzionato. Avete raccolto il coraggio per lasciare quel lavoro che odiavate, avete confessato il vostro amore a quella ragazza che non riuscivate a togliervi dalla testa. Ci siamo buttati insieme da un piper cacciando la paura dai polmoni o semplicemente ero con voi mentre incontravate vostro padre dopo dieci anni.
Abbiamo riso e pianto insieme.
La verità è che sono un bugiardo. Un venditore di fumo.
Non ricordo l’ultima volta in cui ho sentito quella passione di cui parlo tanto.

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Come prevedevo, sono arrivata in ritardo all’appuntamento. Alzo gli occhi al cielo sconsolata mentre mi aggiusto gli occhiali da sole che mi penzolano sul naso e mi riordino i capelli scompigliati nella foga della corsa. Nel frattempo, prendo fiato.
Mio nipote di cinque anni invece, si è divertito un sacco mentre posteggiavamo l’auto precedendo sul filo di lana un vecchietto che guidava una Fiat pulitissima, correvamo a rotta di collo sul marciapiede zigzagando tra passeggini, innocenti pedoni e signore con cane al guinzaglio e, infine, arrancavamo esausti fin qui per scoprire che gli altri genitori se ne sono già andati.
«Possibile che nessuno ci abbia aspettato, zia?» esclama Tommaso deluso.

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Tirai le redini per frenare gli scarti del cavallo, innervosito da un fruscio che serpeggiava nel sottobosco. O forse aveva percepito il brivido che mi aveva percorso dalla nuca fino ai piedi, quando avevo risposto allo smartphone? Seduta sulla sella, guardavo dritto davanti a me, gli occhi affondati nel fiumiciattolo che correva lungo la sterrata, ma non vedevo nulla. Il mattino si era spento, e ogni cosa taceva. Non sentivo più il canto degli uccelli e neppure la carezza del sole che scendeva a riscaldarmi il viso.
Solo gelo.
Il gelo dell’incredulità, dell’abbandono.

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Quale leggereste per primo?

  • alessandra (10 ottobre 2018)

    Grazie Rosy per questa bella vetrina! Mi hanno incuriosito tanto questi incipit

    • Rosy Milicia (16 ottobre 2018)

      È una rubrica che ho fortemente voluto e che, secondo me, è più efficace di una classica segnalazione. 🙂
      Grazie a te per il tuo commento. 🙂

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