In incipit veritas #5

In incipit veritas è una rubrica dedicata esclusivamente al selfpublishing, nella quale troverete le prime sette-otto righe di quei romanzi indipendenti che non ho ancora letto e hanno attirato la mia attenzione. 

Perché ho deciso di focalizzarmi sugli incipit?

 

Perché sono convinta che un incipit non può mentire, che un incipit è capace di dire in poche parole la “verità” sul libro da cui è stato estrapolato: perciò, per scegliere il titolo di questa mia nuova rubrica, ho storpiato scherzosamente uno dei proverbi latini a noi più noti.


ADESSO PERÒ VI LASCIO ALLE MIE TRE PROPOSTE SELF DI APRILE…

 

Il suo castello incantato stava bruciando, come nella più terrificante fiaba per bambini.
Il re e la regina ardevano, e il principe e la principessa rimanevano a guardare dalla loro torre.
«Non muoverti, hai capito?», le gridò il principe, giovane, impavido, forte.
«La mia mamma», la principessa non aveva più lacrime, queste avevano lavato via la paura e forgiato una piccola guerriera.
Tutto in pochi secondi. «Mamma e papà bruciano!», urlò ancora, come se la mente avesse appena elaborato.
«Proprio perché mamma e papà stanno bruciando, tu rimarrai qui! Non. Devi. Muoverti». «Non andare, Luis, non andare! Brucerai anche tu!».

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Mia madre diceva sempre che tutto ciò che ci accade ha un senso.
Sosteneva che ogni cosa, ogni creatura e ogni avvenimento sono parte di un grande disegno sconosciuto e già stabilito che nessuno può cambiare. E che ogni persona che incontriamo, ogni passo che facciamo non sono altro che gradini di quel quadro già dipinto.
È come un vento che non smette mai di soffiare, anche se non lo senti, e ti spinge, e ti conduce dove vuole; e per quanto tu possa combatterlo e credere di averlo vinto, lui troverà sempre il modo di tornare a te, a volte facendo giri enormi, a volte prendendo strade in apparenza senza senso, ma stai certo che alla fine tornerà, e ti condurrà esattamente dove devi essere, esattamente nel momento giusto in cui devi esserci.

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«Maledizione!»
Troppo tardi, sto già rotolando lungo l’enorme scalinata davanti l’ingresso degli uffici dove lavoro. Parlo di decine di gradini che, in questo istante, scendo in posizione orizzontale anziché, come tutte le persone normali, in verticale. Mi sento una botte di vino lasciata cadere dalla cima di una collina e mi fermo solo una volta che la tortura spigolosa smette di accanirsi contro il mio corpo.
Non riesco a tirarmi su, sono dolorante in ogni parte. Alzo gli occhi e davanti a me passa una mamma insieme a suo figlio che, ne sono certa, fa di proposito finta di sistemargli il cappello pur di non prestare aiuto a una povera deficiente seduta per terra con una scarpa in mano. Il bambino in compenso mi fa una linguaccia e non posso fare altro che ricambiare.

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Quale leggereste per primo?

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