In nuovo live-action di Netflix: “Bleach”

Attendevo da un po’ il live-action di Bleach e, quando il 14 settembre è finalmente arrivato su Netflix, l’ho subito guardato: esattamente subito.

Ho messo in pausa quello che stavo facendo e mi sono immersa del mondo sovrannaturale degli shinigami.

 

Ho sempre avuto un debole per la figura degli shinigami – letteralmente “divinità della morte” –, che possiamo associare in modo piuttosto generico ai nostri mietitori: il mio primissimo shinigami è stato Ryuk dell’anime conturbante Death note, peccato che il film di Netflix si sia rivelato un fiasco totale.
Gli shinigami di Bleach, tratto dall’omonimo manga creato da Tite Kubo, sono diverti da Ryuk. Hanno un aspetto umano e fanno parte di una società, la Soul Society, che detta regole rigide e condanna a morte i suoi componenti senza tanti giri di parole.
Infatti, Ichigo, dopo aver assimilato i poteri della shinigami Rukia, oltre a combattere gli hollow (fantasmi che, sopraffatti dai sentimenti negativi, si trasformano in “mostri vuoti” che si nutrono di anime), deve proteggere la shinigami dal suo triste destino: in quanto per la Soul Society è una sorta di peccato capitale trasmettere i propri poteri a un umano. Non importa se è stato fatto per salvare un’anima innocente o altro: Rukia è, comunque, condannata a morte.
La storia di Bleach, nel manga e nell’anime, è molto più complessa di quella mostrata dal film appena arrivato su Netflix. Eppure, stranamente, mi è piaciuto il modo in cui è stata trattata. Sota Fukushi, l’attore che interpreta Ichigo, regge abbastanza il suo personaggio. Lo stesso vale per Hana Sugisaki, ovvero Rukia, vista nella recentissima seconda stagione di Boys over flowers. Inoltre, il rapporto che s’instaura tra i due protagonisti è adorabile, anche se non c’è nessuna componente romantica, ma un rapporto da “compagni d’avventure”.
Per quanto riguarda la regina, posso dirvi che è abbastanza curata per essere un live-action senza grandi pretese: gli hollow sono graficamente credibili, nonostante la bassa qualità degli effetti grafici; alcuni dialoghi hanno delle sfumature divertenti e i personaggi secondari risultano piacevoli. Però, musicalmente, non mi ha lasciato nulla e di solito i giapponesi sono i geni delle opening.
Vi consiglio di guardarlo subbato e non doppiato, soprattutto se come me guardate drama e film in lingua originale: doppiato, a mio avviso, perde quelle tipiche inflessioni giapponesi che caratterizzano i personaggi e ci fanno pure sorridere.
Insomma, è un film da vedere, tenendo bene in mente che non è né un capolavoro né un prodotto di scarsa qualità: è un live-action – ripeto – abbastanza curato e senza grandi pretese, capace di far conoscere il mondo di Bleach a chi ancora non lo conosce.

 


 

Anno: 2018
Durata: 110  minuti.
Genere: scolastico, fantasy, avventura

Ichigo Kurosaki è un liceale quindicenne che vive nella città di Karakura e ha la caratteristica speciale di vedere fantasmi e presenze. Un giorno, Ichigo incontra una mietitrice di anime, la componente di un antico ordine il cui compito è quello di scortare le anime dei morti. Una lotta con uno spirito malvagio fa sì che i poteri della mietitrice vengano trasferiti a Ichigo, che da un momento all’altro si ritrova a sua volta nel ruolo di mietitore d’anime, con il compito di proteggere la sua città.
(Trama tratta da FilmTv)
 


 

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