Ma che genere è?

Quest’estate ho letto davvero poco, per mancanza di tempo e voglia, nonostante abbia acquistato svariati titoli interessanti.

Prima di comprare un nuovo romanzo, sono solita leggere le recensioni di Amazon per farmene un’idea, e mi sono accorta che molte di esse non avevano un senso logico, ovvero: come ci si può lamentare degli happy ending dei rosa, del sesso esplicito di un erotico o del linguaggio crudo dei dark romance?

 

Da questa riflessione parte lo spunto del mio articolo, in quanto credo che il lettore medio non abbia idea del cosa sia il canovaccio preteso da un certo genere, e, senza tecnicismi che soltanto in tre capiremmo o saccenteria da «maestrina laureata al classico», ho deciso di scrivere questo breve post.

 

Narrativa
Nella narrativa abbiamo un narratore interno e un narratore esterno, ovvero in alcune occasioni è il protagonista che racconta direttamente la propria storia e altre è lo scrittore onnisciente a farlo.
Le tematiche sono disparate: sociali, politiche, storiche, e spesso vi è un particolare focus sui rapporti interpersonali.
I romanzi di narrativa hanno una forte morale, non priva di realismo, e non bisogna mai prendere sottogamba l’ambientazione scelta dall’autore.
Ahimè, non sempre è garantito l’happy ending!

Formazione
Narratore, tematiche et cetera sono ricollegabili a quelli della narrativa: il romanzo di formazione però è caratterizzato in particolar modo dal percorso di crescita dei protagonisti che occupa l’intero plot.

Rosa
Il rosa ha moltissime sfumature, perciò mi dedicherò in queste poche righe alle sue caratteristiche generali.
Come penso già sapete i romanzi sono incentrati al 99% sulla storia d’amore tra i protagonisti (che siano male-female, male-male o female-female) e seguono uno schema ben preciso: primo incontro, innamoramento, ostacolo da superare, rappacificazione, happy ending.
Il rosa chiama/pretende il lieto fine, dunque, mie cari lettori, non lamentatevene o… se volete il vivo realismo datevi alla narrativa.

Chick lit
Quello che vale per il rosa vale anche per il chick lit, che però si differenzia per una particolarità tutta sua: ironico da far crepare dalle risate e fuori dalle righe, con emozioni quadruplicate, a volte quasi esasperate grazie a espedienti tragicomici.

Young adult e new adult
Potrebbe sembrare che tra questi due generi la differenza stia solo nell’età dei protagonisti, ma non vi è nulla di più sbagliato. Cambiano pure il modo in cui vengono narrate e affrontate le vicende di crescita, amorose e sociali.
Inoltre anche il linguaggio in sé ha una sostanziosa differenza: nello young adult è meno “sporco” rispetto a quello del new adult, distinto anche da una potente sensualità. E l’happy ending? Dovrebbe essere d’uopo, almeno si spera per chi come me ama il lieto fine: già la vita vera è abbastanza amara.

Erotico
Odiato, amato, etichettato come lettura “da ombrellone”: un genere che per schema si collega vagamente al rosa per incontro, innamoramento, ostacolo da superare, rappacificazione, ma in cui le temperature sono bollenti. Molto, molto bollenti.
C’è chi lo sa scrivere, c’è chi no. C’è a chi piace leggerlo, c’è a chi no. Il tutto sta nell’essere consapevoli che se hai un erotico in mano, non puoi poi lamentarti delle scene piuttosto esplicite di sesso.
No sesso, no erotico, entiendes?

Dark romance
Rapimenti, torture, sopraffazione.
Fratellastro dell’erotico, il dark romance ha una componente più noir e contorta. Di primo acchito non c’è l’amore sotto i riflettori, bensì la violenza psicologica e fisica, il sopruso, la codipendenza, l’avvilimento emotivo, l’abbattimento delle difese e della ragione che ci rendono umani senzienti e non animali istintivi.
La carica carnale può superare di gran lunga quella degli erotici puri, sia nello stile sia nelle scelte narrative. Di certo non è per stomaci delicati, in quanto il linguaggio “sporchissimo” è il cuore del genere.

Fantasy
Il fantasy ha un milione di rivoli, difficili da contenere, tuttavia un unico filo rosso a tenerli uniti: la magia. Che ci siano vampiri, folletti, streghe e stregoni, che ci siano fate e sirene, non possono mancare l’antagonista invincibile, l’avventura e l’intreccio da cardiopalma.
Il lieto fine è garantito? A volte sì e a volte no. Sta anche e, in certi casi, soprattutto a una personalissima interpretazione del “dopo” l’epilogo.
Il fantasy, inoltre, può avere sfumature da young adult e da erotico: per il young adult basta pensare al gettonatissimo Twilight, per l’erotico alla serie infinita di Anita Blake. Quindi bisogna considerare che il genere ha una vastissima declinazione!

Distopico
Ricordo che anni fa, quando ancora il distopico non era molto in voga in Italia, molti lo chiamavano erroneamente dispotico e non so quanti sorrisi mi ha strappato questa piccola svista.
Il distopico ha come base una visione quasi post-apocalittica del mondo. Città distrutte, assediate o futuristiche, una politica dittatoriale e retrograda, protagonisti molto giovani che hanno un ruolo fondamentale nel ribaltare le sorti dell’umanità, tradimenti, colpi di scena, piccoli amori che sbocciano, il passato che spesso viene a bussare alle porte del presente.
È un genere ricco di nuance. Attinge un po’ alla narrativa per la morale, un po’ dalla formazione per la crescita interiore dei suoi personaggi e un po’ dallo young adult per l’età dei suoi personaggi.
L’happy ending? Ce lo giochiamo alla roulette russa.

 

Voi conoscevate questi generi e le loro peculiarità?

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