Una nuova tendenza social

Odio e amore per i social.

Facebook, Twitter, Instagram. Eccetera eccetera eccetera.
Siamo circondati da foto, post, gif, stories, snap, e non c’è nulla di male: viviamo l’era digitale per com’è giusto viverla, senza doverci barricare dietro l’ipocrisia di chi dice che «siamo figli della superficialità», perché ciascuno di noi – blogger, youtuber, influencer e chi più ne ha più ne metta! – ha in sé un mondo infinitamente suo.
C’è chi, oltre ad adorare rossetti, ogni giorno indossa un camice e va a visitare i suoi pazienti.
C’è chi, oltre a recensire l’ultimo «caso editoriale», fa la mamma a tempo pieno perché chi diventa mamma poi viene licenziato in tronco.
C’è chi, come me, studia nonostante tutto e lavora nonostante un’Italia che gambizza i giovani con tanta voglia di fare.
Siamo noi – o alcuni di noi –, privi di filtri, privi di maschere, ragazzi come altri, né troppo sfigati né troppo fighi. Ventenni, venticinquenni, trentenni, quarantenni e sempre più su.
Un giorno vi parliamo di frivolezze, un giorno non vi parliamo e basta, un altro giorno ancora vogliamo dirvi cosa ci assilla e come il nostro cuore si sia trasformato in un macigno pesante.

Siamo umani! Non siamo fatti di stories e snap! Non siamo fatti di unboxing, di corrieri che ci danno il due di picche, di romanzi belli o romanzi brutti. E a volte capita che vi raccontiamo la nostra vita dalle mille preoccupazioni, delusioni, sogni infranti.

 
Non possiamo sorridere quando non ce la sentiamo. I social infatti non devono renderci burattini in mano ai like, alle condivisioni, ai commenti, alle polemiche, proprio per questo siamo liberi di scrivere ciò che desideriamo scrivere: proprio come voi siete liberi di seguirci o meno.

 “Il desiderio è metà della vita,
l’indifferenza è già metà della morte.”
[Kahlil Gibran]

Quel che più mi ferisce, passando a una riflessione piuttosto personale, è l’indifferenza dei follower innanzi alle cose poco «cool», per niente di «moda»: sarà una nuova tendenza social?
Capisco che Facebook, Twitter, Instagram per molti sia un’isoletta lontana dalla realtà… però l’informazione, oramai, percorre le loro strade. Strade calcate da giovani e adulti, strade che – oltre al sano divertimento – dovrebbero portare alla notizia.
Perché condividere una sciocca bufala (ve la ricordate che risonanza ha avuto nel 2012 quella sulla morte di Vasco?) e non un appello per salvare un animale indifeso? Perché tutti a identificarsi in “Io sono Charlie”, con tanto di foto profilo su Facebook, e poi non si ha una parola di incoraggiamento per un qualsiasi italiano che sta affrontando un brutto momento?
Fermatevi a riflettere.
Fermiamoci. Punto.
Siamo perennemente di fretta, un po’ egoisti, un po’ distratti, però lì – dietro lo schermo del PC e del cellulare – c’è qualcuno che ha bisogno di noi.
I gesti buoni non si pagano, i gesti buoni sono gratuiti, e riempiono il cuore a chi fa e li riceve.
Smettiamo di essere indifferenti davanti alle piccole grandi avversità altrui, immedesimiamoci, apriamo l’anima e la mente. Dobbiamo essere dei messaggeri di bontà, messaggeri di luce, perché il mondo – reale o virtuale che sia – è già un posto fin troppo oscuro.
Inventiamoci una nuova tendenza social fatta di empatia e non di menefreghismo.
Facciamolo per gli altri, ma anche per noi.
 

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