Perché il film di Death Note è un flop


▶︎ L’umano il cui nome sarà scritto su questo quaderno morirà.
▶︎ Questo quaderno non avrà effetto a meno che chi scrive non abbia in mente il volto della persona mentre scrive il suo nome. Quindi eventuali omonimi non verranno colpiti.
▶︎ Se la causa della morte viene scritta entro quaranta secondi dopo aver scritto il nome della persona, questa si verificherà.
▶︎ Se la causa della morte non è specificata, la persona di cui si scrive il nome morirà di arresto cardiaco.
▶︎ Dopo aver scritto la causa della morte, i dettagli della stessa dovranno essere scritti nei seguenti sei minuti e quaranta secondi.


Quelle appena lette sono le regole più conosciute del quaderno che permette a un umano di uccidere chiunque egli desidera, fulcro dell’anime Death Note, trasposizione del manga di Tsugumi Ōba.
Il suo protagonista è Light Yagami: studente dalla mente brillante che, accecato dal senso di giustizia, inizia a ripulire il mondo – quel mondo che lui vorrebbe quasi plasmare a modo suo – da centinaia e centinaia di criminali.
Con lui, in questa avventura in bilico tra bene e male, c’è lo shinigami Ryuk.
Buttar giù delle linee guida, per chi non conosce questo capolavoro nipponico, mi sembrava il minimo, ma non aspettatevi altro sulla trama. Insomma non sono qui per farvi un riassuntino!
Sono qui appunto per parlarvi di Death Note – Il quaderno della morte, altro progetto firmato Netflix: un flop che più flop non si può.
Dovrei forse fare delle premesse? Sì, direi proprio di sì.
Premetto che ero già piuttosto infastidita dall’occidentalizzazione dei personaggi…
Premetto che odio le “americanate”, capaci di banalizzare la qualunque, persino i capolavori nipponici…
Premetto che Nat Wolff, conosciuto con Città di carta, non mi è mai piaciuto come attore…
Ho trovato Death Note – Il quaderno della morte a dir poco grottesco!
Nei primi minuti, complice un’atmosfera da fine anni Novanta, grazie alla pellicola dai colori tenui, mi era parso guardabile, seppur scevro di quei toni dark che si respira nell’anime. Arrivati all’incontro di Light con Ryuk, ahimè, dopo una valanga di personalissima perplessità, soprattutto riguardo Mia – ovvero l’occidentalizzazione del personaggio di Misa, “fidanzata” del protagonista –, ho capito che mi trovavo davanti a un fiasco.

Perché il film di Death Note è un flop?

 

Non per le modifiche al plot. Insomma è consuetudine cinematografica dover fare delle scelte narrative che, spesso, spostano il soggetto in atto lontano dall’originale. In verità odio questo genere di adattamenti ai fini di trama, tuttavia ne capisco l’esigenza, a parte per determinati sviluppi che non andrebbero alterati nemmeno sotto tortura. Tipo il finale, tanto per fare un esempio…
Non è nemmeno colpa  della recitazione, sebbene il film non ne brilli per eccellenza. Ci sono, in vero, scene in cui Nat Wolff aka Light fa delle smorfie da ragazzina svenevole. Tipo nel primo incontro con Ryuk, tanto per fare un esempio…
Allora per quale ragione Death Note – Il quaderno della morte è un film da evitare?
Per la chiave con la quale sono stati rivisti i personaggi e le relazioni tra essi: l’occidentalizzazione, infatti, a mio avviso, ha reso il tutto molto ridicolo e inverosimile.
Il rapporto di Light con Ryuk è all’acqua di rose, senza tenere in conto che lo shinigami è stato psicologicamente stravolto, quasi minimizzato, reso un villain bravo solo a fare minacce e a mettere i bastoni fra le ruote.
Il rapporto di Light con Mia/Misa, quest’ultima interpretata da Margaret Qualley, è da filmetto adolescenziale, nel quale i protagonisti si innamorano all’improvviso, preda di un’eccitazione da “giochino proibito”.
Nell’anime, la loro storia d’amore – parole da prendere con le pinze! – è molto più complessa, essendoci alla base un percorso arduo e costellato di promesse fatte e mai mantenute, in bilico tra le pagine dei loro quaderni della morte.
Insomma, se non si è ben capito, quello dei veri Light e Misa era un rapporto contorto e in un certo senso squilibrato.
Ma non è finita qui…
L’interpretazione di Elle di Lakeith Stanfield è assurda e non in positivo.
Sono stati occidentalizzati i toni, il contesto, alcune dinamiche, i personaggi – grazie al cielo non Ryuk! –, perché allora mantenere gli atteggiamenti orientaleggianti di Elle? L’ho trovato parossistico.
Per chi non lo sapesse, Elle è un giovanissimo e talentuoso detective, dalla personalità e dalle abitudini sopra le righe. È prettamente orientale, come character: va matto per i dolciumi, assume spesso delle posizioni accovacciate, ha dei strani tic.
Nel film sono presenti queste peculiarità, alquanto insensate nel contesto americano, che hanno reso Elle, non un giovanissimo e talentuoso detective, ma un ragazzino a cui manca più di una rotella.
Nell’anime, le sue strambe caratteristiche avevano un senso, in Death Note – Il quaderno della morte invece…

 

Potrei continuare per ore. Potrei parlarvi della mancanza di introspezione, del gioco bene-male non approfondito, del sentimento di giustizia messo a momenti in un cantuccio e non eviscerato.
Potrei sì, eppure non lo faccio: lascio a voi l’indignazione, le imprecazioni, o – ancor meglio – mandare al diavolo Netflix (per questa volta!).
Avrei voluto concludere il mio articolo con una nota positiva, però di positivo in Death Note – Il quaderno della morte non c’è nulla, almeno per me che adoro l’anime da sempre.
E Penso a Tsugumi Ōba.

E ho pena per lui.

  • Giulia A. (31 agosto 2017)

    Premetto che devo ancora vederlo… e lo voglio guardare per puro e semplice masochismo. Come te, fin dall’inizio mi ha infastidito che i produttori abbiano voluto occidentalizzare a tutti i costi un prodotto asiatico, tanto più che in questo caso la storianon è decontestualizzabile. Gli shinigami sono creature della mitologia nipponica, punto. Che senso ha che uno di loro se ne vada a spasso per gli Stati Uniti e scelga di interagire con un ragazzino bianco? Almeno avessero scelto personaggi e attori giapponesi, pur ambientando la storia in America!
    Comunque, a giudicare da trailer, spezzoni visti on line e adesso la tua recensione, sono già delusissima per come è stato cambiato il personaggio di Light, che nel manga e nell’anime è un genio, un sociopatico narcisista con manie di grandezza e una mente brillante quanto oscura e perversa. Paragonare il nuovo Light a quello classico… è come sparare sulla croce rossa.
    Netflix, a voler proprio mandare tutto in vacca, poteva almeno limitare i danni inventando personaggi nuovi, anziché snaturare quelli già perfetti e vincenti del Death Note originale (che era un thriller psicologico!!!)
    Ammetto però di essere curiosa/preoccupata di vedere come hanno reso L e Misa.

    • Rosy Milicia (31 agosto 2017)

      Io vorrei tornare indietro e non averlo mai visto!
      Sono giorni che ripenso a quel film, cosa rara, visto che ho mille cose da fare e altre mille a cui lavorare, ma sono rimasta sbalordita dalla poca qualità narrativa.
      Non sono mai stata tanto delusa da un film! Meno male che Sailor Moon è uno di quei prodotti che è quasi impossibile da trasporre cinematograficamente, così com’è Dragon Ball: infatti l’hanno rovinato!
      Comunque, concordo su tutto ciò che hai detto, sulla possibile scelta di attori nipponici: infatti il problema non è la location americano, ma il costrutto giapponese del tutto decontestualizzato.

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