Questione d’identità: “Il mio nome è Leon” di Kit De Waal

«Il senso e la consapevolezza di sé come entità distinta dalle altre e continua nel tempo», leggiamo su Treccani, tra le varie definizioni e declinazioni del lemma identità.

Una parola così semplice che, in una sola, racchiude mille sfaccettature. Alcune hanno il colore dell’anima, alcune quello della propria nazione.

 

L’identità è identificazione e anche condivisione – identificazione nell’animale sociale e condivisione di un patrimonio genetico –, eppure ciascuno di noi ne possiede una tutta sua, nata con noi e cresciuta con noi.
Chi era il monello della classe, chi il primo della classe.
Chi schivava i baci dei parenti, chi di baci si faceva ricoprire.
Eravamo bimbi ribelli, spigliati, timidi, coccoloni. Siamo ancora quei bimbi ribelli, spigliati, timidi, coccoloni, ma in dimensioni diverse e con consapevolezze diverse, perché –  nonostante le delusioni, le esperienze negative, le preoccupazioni – in qualche modo abbiamo mantenuto le medesime peculiarità.
Io, per esempio, da piccola, ho sempre cercato di eludere i baci sulle guance e tutt’ora, a volte, mi ritrovo a comportarmi come la me cinquenne.
L’identità è dunque qualcosa che si radica nel cuore e nell’anima, rendendoci unici – soprattutto speciali! – agli occhi degli altri, sin dall’infanzia.
La puerizia è appunto il fulcro di tutto: la nostra individualità si forma, difatti, in questa delicatissima fase, grazia a chi ci circonda e a ciò che ci circonda.
Notiamo spesso le differenze tra vecchie e nuove generazioni, vero?
Adolescenti di oggi che, cresciuti a pane e tablet, o a pane e genitori assenti, si trovano catapultati in una società variegata senza possedere una concreta idea di sé. Ragazzi e ragazze allo sbando, confusi, tentati dall’emulazione poiché nessuno li ha aiutati a trovare la loro via. Una via che è ineguale da quella altrui. Una vita che di certo né un’app né la solitudine può indicargli. 
L’identità diventa perciò il soggetto di una caccia al tesoro tra le calli dell’anima, dell’inesperienza, della disillusione: un vagabondare concreto e sconvolgente, se si riesce a trovare alla fine il fatidico punto ics.
Ne Il mio nome è Leon, la ricerca dell’identità, che sia personale o familiare, è il quid che sospinge il lettore a divorare le sue trecento pagine in un attimo. In piccolo protagonista rappresenta, invero, l’anima di coloro che hanno la forza – il coraggio! – di mettersi in discussione e inseguire la vita.
Un eroe in miniatura da cui possiamo semplicemente imparare a essere «entità distinta dalle altre e continua nel tempo».

 


 

Titolo: Il mio nome è Leon
Autore: Kit De Waal
Editore: Piemme
Prezzo: € 9,99 – € 18,50
Pagine: 312

Leon ha nove anni quando prende in braccio per la prima volta il suo fratellino appena nato, Jake. Un neonato che sembra un bambolotto, con la pelle bianchissima, così diversa da quella di Leon, che ha la pelle scura. Ma ora che la loro mamma non si vede più in giro, e loro devono andare a vivere con Maureen, una signora dai capelli rossi e ricci e una pancia come Babbo Natale, Leon capisce che deve proteggere il suo fratellino: perché qualcuno vuole prenderselo, e avere quel bambolotto bianco tutto per sé. Anche se Maureen gli spiega che è per il bene di Jake, che c’è una famiglia che vuole dargli una casa e un sacco di amore, per Leon è solo un tradimento. È per questo che Leon adesso è triste e anche un po’ arrabbiato… Per fortuna alcune cose lo fanno ancora sorridere, come correre velocissimo in discesa con la bici, e rubare con Maureen abbastanza monetine per poter – un giorno – andare a prendere Jake e anche la mamma, come un vero supereroe.
Con l’evocazione di un’Inghilterra in cui le divisioni sociali sono più che mai evidenti, e dal colore della pelle può dipendere il futuro di un bambino, Il mio nome è Leon è un romanzo che ha colto di sorpresa i lettori inglesi: la storia struggente e dolcissima, raccontata con lo sguardo del piccolo Leon, della forza di un amore e della capacità di superare il dolore e la perdita. E soprattutto la storia di che cosa vuol dire avere una famiglia, o trovarla dove meno ce lo si aspetta.

 


  • Luigi Dinardo (12 ottobre 2017)

    grazie per la bella tappa. libro che mi ispira un casino, ho seguito il tour molto volentieri!
    Luigi Dinardo
    luigi8421@yahoo.it

  • Elysa Pellino (12 ottobre 2017)

    Bellissima Tappa, hai proprio ragione!! 🙂
    Ogni persona è diversa a modo suo, ognuno ha la sua personalità che può essere accettata, come può essere criticata.
    Io da piccola non sopportavo le coccole, mi davano fastidio, oggi invece a 24 anni sono una coccolona ahahaha.
    Forse perchè crescendo ho capito che non c’è cosa più bella che perdersi nelle braccia di chi ti ama.
    Purtroppo oggi giorno il mondo è cambiato, i ragazzi si sentono sempre più soli e invece di confidarsi con i genitori si estraniano dal mondo prendendo brutte strade.
    Ma ci vuole coraggio per essere felici, il coraggio che a Leon di certo non manca!!
    Mi dispiace di essere arrivata alla fine di questo BlogTour, mi avete emozionato con le vostre tappe e mi avete permesso di conoscere il libro e le emozioni che trasmette attraverso le vostre parole.
    Spero di leggerlo quanto prima, è una storia che devo assolutamente conoscere!!

    Partecipo al BlogTour e al Giveaway.
    Di seguito vi elenco tutte le regole che ho rispettato nel form.
    Seguo tutti i blog partecipanti al BlogTour con il nome: Elysa Pellino
    La mia email: mora_1993_@hotmail.it
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    Ho condiviso tutte le tappe su Facebook e Twitter 🙂
    ( Non riesco ad incollare i link )
    ( Ho commentato tutte le tappe ) 🙂
    – Ho completato il form in tutti i suoi campi.
    Grazie per la partecipazione!!
    Buona Fortuna a Tutti.

    • Elysa Pellino (12 ottobre 2017)

      Sono andata a riguardare di nuovo la copertina è bellissima ^____^
      Mi sono innamorata di questo libro ancor prima di leggerlo, la storia mi rattrista molto.
      Incrocio le dita sperando che la fortuna sia dalla mia parte!!

  • Laura Colucci (12 ottobre 2017)

    Complimenti, una tappa davvero interessante! Spero di leggere presto il libro!

  • Sara Zannoli (13 ottobre 2017)

    Una tappa davvero interessante che spero di approfondire leggendo presto il libro!

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