Recensione: “C’è qualcosa nei tuoi occhi” di Amabile Giusti

Se il dolore si potesse disegnare, sarebbe simile a due serpenti tatuati sui polsi. Se il dolore potesse avere un colore, sarebbe come quello del petrolio. Se il dolore avesse un nome, avrebbe quello di Fran.


Troppa e tanta afflizione in una ragazza così giovane, una guerriera per il mondo, una tazzina di porcellana sbeccata se la si conosce davvero.

 

Francisca si fa odiare perché l’odio è il solo modo per vivere la vita che le ha dato il benservito. Non conosce l’amore, o, almeno, ne conosce un aspetto sbagliato che non porta a nulla. Perché amare non è voltarsi dall’altra parte del letto, dopo aver fatto sesso, amare non è guardarsi le spalle e spezzare ossa. Amare è poesia, quella che Fran leggeva nelle sue giornate in cella. Amare è musica, quella che cantava da ragazzina e che si concede in un attimo di libertà.
Fran non sa cosa sia essere di qualcuno, dando il cuore, non soltanto la carne.
Una donna controversa, una donna bellissima, una donna che partirà da zero perché a volte cominciare fa meno paura di continuare un’esistenza devastante.
Un cappotto informe, un taglio di capelli per niente alla moda, un quadernetto e una matita.
Il college è la sua partenza, l’arrivo sarà una meta difficile da vedere da così lontano, ma lei ci sta provando. VUOLE CAMBIARE. VUOLE VIVERE. MA VUOLE ANCHE MARCUS. E lui?
Ormai è di Penny, l’”angioletto”, con una ciocca di capelli rosa o verde.
Fran ora è sola, ha  una piantina con sé, un appartamento che pare una scatola di scarpe, un lavoro che le concede di vivere dignitosamente, ma non ha Marcus. La sua metà oscura, un compagno di vita, un braccio destro.
Eppure, due iridi verdi e un fottutissimo sorriso si fanno pian piano strada nella sua anima, un’anima che Fran crede morta da quando era bambina. Quelle iridi verdi sono di Byron Lord.
C’è qualcosa nei tuo occhi è un romanzo che ti annienta, con le sue parole, con i versi citati, le strofe delle canzoni che Amabile Giusti ha scelto per i suoi personaggi.
C’è qualcosa nei tuoi occhi è letteratura a 360°, letteratura moderna da cui tutti dovrebbero attingere, che tutti dovrebbero leggere.
È un libro che si dona totalmente, senza riserve, che si tuffa in te e scende nel profondo. Non è il lettore a scegliere il romanzo, è il romanzo che sceglie il lettore. Un romanzo che ho letto mesi e mesi fa, che ho riletto ad agosto e poi di nuovo a settembre, un romanzo che rileggerei ancora e ancora perché dalla Giusti c’è solo da imparare.
Una maestra come poche, nel panorama editoriale italiano, che niente ha da invidiare e che molto ha da dare a noi lettori assetati. Quando leggo un’opera di Amabile Giusti, mi sento satura di emozioni, come se dentro avessi un fiume rissoso che rompe gli argini per arrivare sino al cuore con le sue poderose ondate.
Tentare di non amarti è un libro stravolgente, C’è qualcosa nei tuoi occhi è di più: supera ogni scritto dell’autrice, che sia fantasy o di narrativa, poiché è la summa di amore e dolore e riscatto.
La passione amoreggia con le parole, le parole con le fragilità e le fragilità lottano con la realtà che vuole distruggerci per sempre: Francisca e Byron ci insegnano però che si cade e ci si rialza, per zoppicare fino al prossimo ostacolo, scavalcandolo, andando avanti, oltrepassando l’incertezza.
Il dolore è un incentivo, non un limite, il dolore può entrare nel sangue, ma non diventa sangue e Francisca lo capisce. Sbaglia, scappa, cerca il passato, rifugge dal presente, e si arrende a quel destino che mai e poi mai avrebbe immaginato: un uomo che è l’opposto di lei, un uomo che non è Marcus, un uomo perfetto per una che riscopre la tenerezza delle piccole cose – un tiramisù, una camicia maschile profumata, una carezza inattesa.
Amabile Giusti è riuscita a farmi amare una “cattiva”, una donna che ho odiato profondamente in Tentare di non amarti: non è questa bravura?
Mi sono rivista in Francisca a ogni riga, a ogni respiro, quando malediceva la vita per Byron e subito dopo la benediceva.
Piccola, fragile, confusa “occhi di petrolio”.
Una ragazza come me, una ragazza come te, mia cara lettrice, con il disperato bisogno di essere desiderata per chi è e non per come è.
Lo so, lo so, questa è una recensione di pancia, di quelle che raramente pubblico essendo poco professionali; ma cosa posso farci se Amabile ha il potere di scombussolarmi?
Voi direte che è una mia carissima amica – niente di più vero! –, ma vi parlo con l’obiettività di chi legge tanto e di tutto: C’è qualcosa nei tuoi occhi è un romanzo che difficilmente dimenticherete, non per il “figo di turno”, non per il sesso (sesso che è pura poesia per il pathos con cui è stato scritto), è un romanzo che difficilmente dimenticherete perché si inciderà sulla vostra pelle.
Voi vi sentirete Francisca, voi vi sentirete Byron, voi sarete protagonisti di tutti i loro pensieri.
C’è l’umanità in bianco e nero, fatta di belle cose, di brutte cose, di piacere, violenza, guerra e pace. C’è la vera vita, dura, contorta, lontana dall’illusione letteraria e vicina al nostro quotidiano.
Avrei dovuto soffermarmi sullo stile della Giusti, sulla psicologia dei personaggi, sul particolare che rivedremo Penny e Marcus, ma non lo faccio: ho voluto parlarvi di cosa ho sentito io-persona, io-donna, davanti allo specchio di carta che è C’è qualcosa nei tuoi occhi.

 


 

Titolo: C’è qualcosa nei tuoi occhi
Autore: Amabile Giusti
Editore: Amazon Publishing
Prezzo: € 4,99 – € 9,99
Pagine: 334

Francisca Lopez è un angelo nero impossibile da conquistare: nel suo passato c’è dolore, violenza subìta e inflitta, c’è la delinquenza e c’è il carcere. E c’è un solo uomo, Marcus. Con lui ha condiviso la parte più oscura di sé.
Ma ora Marcus se n’è andato, ha scelto di seguire Penny, la dolce ragazza dalle ciocche pastello per la quale ha deciso di cambiare vita, e Francisca deve costruirsi una nuova identità.
Per farlo, sceglie Amherst, la città di Emily Dickinson, perché la poesia è stata la sua segreta ancora di salvezza. Se poi all’università il corso di poesia contemporanea è tenuto da Byron Lord, un professore giovane, seducente e con un nome decisamente profetico, affascinato dai suoi “occhi di petrolio”, la vita di Francisca può davvero sperare in una svolta.
Tra i due nasce uno strano e delicato rapporto: una tenera alchimia d’amore che rischia a ogni momento di essere spazzata via dai segreti di entrambi e dalle tante fragilità di Francisca. Una storia destinata a incrociarsi con la nuova vita dell’indimenticato Marcus e della rivale Penny, in un finale dolcemente inaspettato.
Il sequel di Tentare di non amarti ci racconta una nuova vicenda di amore e riscatto: un viaggio profondo e toccante nell’animo inquieto dei suoi protagonisti così diversi… così uguali.

 


  • Beatrice (10 novembre 2017)

    Una storia davvero intrigante. Grazie per il prezioso consiglio!

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