Recensione: “Circe” di Madeline Miller

A CURA DI BEIRA RAVEN

 

Un’infarinatura dell’Odissea, poema epico di Omero, l’abbiamo tutti. Studiata a scuola in lungo e in largo, analizzata nelle ore di studio pomeridiano.
I viaggi di Ulisse, le peripezie per tornare dalla sua Penelope, i mostri, gli inganni, gli stratagemmi per scampare alla morte.

Ma se, soltanto per questa volta, ci concentrassimo su un altro personaggio, uno più controversi che Ulisse incontra durante il suo viaggio?

 

Circe è una maga, figlia del Sole e di una ninfa. Una figura ambigua, che, nella tradizione letteraria, viene spesso vista come una femme fatale a cui Ulisse cede.

Circe di Madeline Miller scava ancora più a fondo però. Spezza, strazia, e scava in un personaggio che per molti ha sempre avuto la stessa impronta, lo stesso sentimento eternamente immutato tipico delle divinità greche.
Quattrocentoundici pagine che non solo ci regalano uno scorcio psicologico del tutto personale di uno dei più affascinanti personaggi letterari femminili, ma che ci regala anche una visione del tutto “umanizzata” delle divinità.
Circe ninfa. Circe maga, donna, madre.
Non aspettatevi una tipica rivisitazione romanzata. No.
Circe di Madeline Miller è crudo, sanguinoso, buio. Riusciamo a scorgere l’oscurità tipicamente umana in una divinità atipica come Circe.
Ho acquistato il libro con l’intenzione di andare con i piedi di piombo. Ero titubante, lo ammetto, io, così ossessionata dalle versioni originali dei miti. Ma mi son dovuta ricredere.
Per l’originalità del racconto ma non solo, per l’astuta descrizione e freschezza di pagine e pagine che volano e vengono lette in un batter d’occhio. Impossibile non rimanerne affascinati. Impossibile non essere catturati ed empatizzare con una donna da sempre descritta come ingannatrice.
Ma qui non c’è solo la figura di una donna che attraversa gli inganni della vita. Assolutamente no!
Esiste un ribaltamento di personalità: quello che per tutti (o meglio, per chi si è voluto mantenere sulla superficie leggendo il poema di Omero) è stato visto come un eroe ingegnoso, ovvero Ulisse.
In Circe di Madeline Miller anche lui viene ‘spogliato’ delle sue stesse bugie, delle sue ossessioni.
Leggeremo infatti dalle parole di Telemaco, figlio dello stesso, di una decadenza dell’eroe che non gli rende onore
Probabilmente una delle più interessanti rivisitazioni che ho letto e che consiglio per la scrittura fluida e la storia coinvolgente.

 


 

Titolo: Circe
Autore: Madeline Miller
Editore: Sonzogno
Prezzo: € 9,99 – € 19,00
Pagine: 411

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare.

 


 

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