Recensione: “Il giardino di bronzo” di Gustavo Malajovich

Quando mi è arrivata la newsletter della Sem, mi è subito caduto l’occhio sulla cover di Il giardino di bronzo, ed è stato amore a prima vista.

La guardavo e mi dicevo: «Rosy, devi assolutamente leggerlo», e così ho fatto.

 

L’ho letto, dovrei dire divorato, con un magone e una frenesia che non avvertivo da settimane. Forse perché Il giardino di bronzo è ambientato negli anni Novanta, forse perché le storie tragiche mi hanno sempre affascinata, fatto sta che rileggerei all’istante le sue cinquecento pagine senza alcun ripensamento.
Questo, per quanto mi riguarda, è sempre un buon segno: insomma rileggo solo ed esclusivamente quei libri che mi hanno preso stomaco e cuore. Poi, se ci aggiungiamo che Il giardino di bronzo non è il classico thriller in cui c’è un caso da risolvere, ma è la storia dei suoi personaggi e del loro cammino interiore, la me lettrice va in solluchero.
Per questo devo ringraziare la magistrale mente di Gustavo Malajovich, capace ci costruire un intreccio narrativo che all’apparenza sembra semplicissimo, mentre in verità è un qualcosa che abbraccia corruzione e mafia.
Ne Il giardino di bronzo ci troviamo in una Buenos Aires oscura, catapultati nella vita di un architetto dal passato lavorativo disastroso e un matrimonio in crisi: la sua unica luce è la figlia di quattro anni, Moira, che all’improvviso però sparisce nel nulla.
Non vi rivelerò cosa succederà dopo questo mesto avvenimento, o in che modo si evolveranno i rapporti tra il protagonista (Fabián) e la moglie (Lila), né vi anticiperò le conseguenze delle loro scelte, condivisibili o meno che siano.
Quello che posso dirvi è che il tempo ha segnato entrambi, che il tempo ha distrutto e costruito, che ha tolto speranza e dato speranza nei dieci anni che si susseguono tra le pagine di Il giardino di bronzo.
Di primo acchito la narrazione pare lenta, a modo suo minuziosa, nello scorrere degli avvenimenti questa lentezza e questa minuzia diventano tratto caratteristico di una storia che ne ha assolutamente bisogno. Poiché nulla è lasciato al caso, nulla è messo lì tanto per aggiungere un abbellimento stilistico o riempire un paragrafo.
Il giardino di bronzo è un thriller quasi intimista, in cui l’evoluzione psicologica dei personaggi è sorprendente quanto la malinconica tristezza che l’autore è stato capace di trasmettere ai suoi lettori… E questo è nientedimeno il suo romanzo di esordio, di cui Netflix ne farà una serie, in quanto Il giardino di bronzo apre i cancelli a un ciclo di romanzi con Fabián come protagonista.
Un protagonista al quale è difficile staccarsi, per le emozioni che ti trasmette, per la forza e la debolezza dimostrata, per quello che gli succede e che quasi lo abbatte e quasi non lo abbatte. Un personaggio che sarò lieta di rincontrare in futuro.
Libro consigliatissimo!

 


 

Titolo: Il giardino di bronzo
Autore: Gustavo Malajovich

Editore:
 Società Editrice Milanese
Prezzo: € 19,00
Pagine: 505

Fabiàn Danubio è un architetto insoddisfatto del proprio lavoro e del suo matrimonio, con una moglie che soffre di una forte depressione. La figlia di quattro anni è il più grande amore della sua vita. Un giorno la bambina e la baby sitter scompaiono mentre stanno andando a una festa di compleanno. L’unico indizio è una frase che la piccola ha detto al padre qualche giorno prima su un misterioso “uomo del giardino”. Fabiàn si ritrova così in un incubo che durerà per anni. Allo shock iniziale si sostituisce la speranza, che lentamente si trasforma in delusione e in senso di impotenza. In una Buenos Aires dove la polizia è corrotta, la disperazione diventa il motore che muove la azioni del protagonista. Con l’aiuto di uno stravagante detective privato, dalla mente acuta e dotato di pensiero divergente, Fabiàn scava dove in apparenza sembra non esserci nulla trovando una sottile traccia da seguire. La vicenda copre l’arco di un decennio, durante il quale le ricerche della bambina, tra piste false e poliziotti inefficienti, arrivano a un punto morto. Una battaglia infinita contro un sistema cinico e corrotto che diventerà l’unica ragione di vita di un padre che dalla metropoli si spingerà nell’Argentina più rurale e misteriosa in un viaggio dentro un orrore incomprensibile.

 


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