Recensione: “In buona fede” di Scott Pratt

Torna Scott Pratt e, con lui, il mio amatissimo Joe Dillard.
Fino a settembre, entrambi erano due estranei, per me, poi, con la lettura di Un cliente innocente, sono entrati a far parte della mia rosa di autori-personaggi preferiti.

Joe, divenuto procuratore, si imbatte in un caso che fa accapponare la pelle: due famiglie massacrate, la probabile implicazione della matrice satanica, due ragazzini sospettati, una misteriosa donna da accusare.  

 

Una carambola di emozioni in cui le parole scorrono davvero ad “alta tensione”, togliendo fiano al lettore, non solo mille battiti del cuore, in un’atmosfera più tesa e macabra rispetto al primo capitolo di questa serie.
In buona fede non è appunto solo un legal thriller, in cui la parte procedurale si mescola all’azione, così alla psicologia umana, ma è qualcosa che sfiora picchi di indicibile bellezza emozionale e narrativa.
Sarà perché io mi sono innamorata letterariamente di Scott Pratt, sarà perché le sue storie riescono ad apparire tanto vivide da restare bene impresse… Chissà…
L’autore riesce a intrecciare il plot senza rallentare il ritmo, senza annoiare, senza anche dar troppe informazioni – tutte in una volta – al suo pubblico: crea difatti un clima denso, evitando di apparire pesante.
In questo secondo capitolo, inoltre, conosciamo nuovi aspetti della vita del protagonista, così come nuove sfaccettature che lo rendono ancor più credibile e reale: il suo rapporto con la moglie, i figli, soprattutto con la sorella di cui già sapevamo qualcosa.
Una novità è stato l’elemento mistico, presente tra le pagine, che mi ha ricordato in un certo senso la magia di John Connolly ne Il lupo in inverno, altro capolavoro thriller TimeCrime da tenere sottocchio.
Questa scelta narrativa mi ha sorpresa e intrigata, visto il caso in questione: è sempre molto affascinante vedere come uno scrittore riesce a sposare varie nuance, mantenendosi in un genere difficile usualmente da padroneggiare.
Cos’altro posso aggiungere? Che In buona fede mi è sembrato ancor più bello di Un cliente innocente? Che aspetto con trepidazione il terzo capitolo della serie dedicata a Joe Dillon, ovvero Injustice for all?
Credetemi, tutto questo fervore è ben poco, rispetto a ciò che provo nel leggere i romanzi di Pratt: ho scorto in lui quel quid che mi fa impazzire, quando mi immergo nelle pagine di un procedurale, e lo ammetto con soddisfazione.

 


 

Titolo: In buona fede
Autore: Scott Pratt
Editore: TimeCrime
Prezzo: € 4,99 – € 9,90
Pagine: 280

Una nuova e appassionante sfida per l’avvocato Joe Dillard: a volte etica e giustizia seguono vie diverse, non sempre conciliabili… Un’intera famiglia di quattro persone viene massacrata senza pietà nelle campagne del Tennessee. Due settimane dopo, segue un altro violento omicidio che vede coinvolti un professore in pensione e la sua amata moglie. Tutti gli indizi sembrano portare a due ragazzi seguaci di Satana, sospettati di essere i responsabili di entrambi i delitti. Il caso è affidato a Joe Dillard, viceprocuratore distrettuale ed ex avvocato difensore consapevole di aver trascorso troppo tempo a prendere le parti di clienti che si dichiaravano innocenti senza esserlo. Anche se gli indizi sembrano confluire tutti nella stessa direzione, Joe sa che il vero assassino è ancora a piede libero. C’è anche un terzo sospettato, una giovane e misteriosa donna di nome Natasha, contro la quale, però, non ci sono prove a sufficienza… I due ragazzi, inoltre, sembrano troppo terrorizzati dalla donna per poterla coinvolgere in questa storia. Spinto dal desiderio di espiare il proprio passato, Dillard è disposto a rischiare il tutto per tutto pur di risolvere il caso e assicurare alla giustizia il brutale assassino, anche a costo di mettere a repentaglio la sicurezza della sua famiglia e della propria vita.

 


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