Recensione: “La garçonne” di Victor Margueritte

Monique Lerbier è accerchiata da una realtà borghese che mal si addice alla sua indole diversa: si sente stretta nel dover essere francese e perfetta…

Tuttavia, d’improvviso, arriva il momento di cambiare…

 

Dopo il tradimento del fidanzato, tale Lucien Vigneret, la ragazza non riesce a dar voce al perdono. Sopraffatta da sentimenti contorti, dall’amore traditore, abbandona la sua idea sognante di futuro per abbracciare la trasformazione che da sempre – inconsapevolmente – l’attende rannicchiata nella sua anima impenitente.
Lei non è una donna del suo tempo, non è la borghesotta dedita al bon-ton o alle regole ferree che la società di inizio Novecento impone alla femmine.
No, assolutamente!
La sua mente lavora in maniera propria, tanto che i freni inibitori scemano e la vera essenza di Monique esplode.
Nulla si farà mancare la giovane eroina: piacere smodato, rottura degli schemi, i paradisi chimici.
È dissoluta, peccatrice nel corpo e nello spirito. È impudente. Adesso è specchio della sua ribellione, un’adulta che reclama l’indipendenza in maniere che mai avrebbe immaginato.
Sì, cara lettrice, Monique Lerbier è une femme come noi, con la sola disgrazia di esser nata in un’epoca che non le appartiene.
E, sebbene alcune scelte della protagonista potrebbero non essere condivisibili, la sua indole selvaggia (maschia in certi versi, irriverente in altri) arraffa l’attenzione e il desiderio di voler saper più di lei.
La garçonne di Victor Margueritte, nella sua struttura stilistica, è un prisma classico: la scrittura elegante ravviva il cuore di chi ama tale genere, di chi prende gioia nel linguaggio forbito e mai pedante. L’autore, però, rompe gli schemi creando una protagonista originale: ma quel che più mi ha colpito, al di là della caratterizzazione inconsueta del personaggio femminile e l’ambientazione fumosa di New Orleans, è l’abilità di Margueritte di introdurre ogni elemento narrativo con una tecnica elegante che mai stanca.
Questo romanzo, pubblicato per la primissima volta nel 1922 e rivalutato dalla Sonzogno per la collana Bittersweet, è un inno alla libertà femminile che denuncia la mentalità sessista degli anni Trenta.
Non credo sia una lettura per tutti o un libro da prendere alla leggera: il suo messaggio è forte, diretto, un messaggio che difficilmente si può dimenticare una volta posato il romanzo in libreria.
Non si tratta solo di un’acconciatura mascolina o il cambio di abiti, non è solo andare contro corrente.
È un gridare alla vita, un contorcersi di idee per reclamare l’uguaglianza. 

 


 

Titolo: La garçonne
Autore: Victor Margueritte
Editore: Sonzogno
Prezzo: € 16,00
Pagine: 272

Monique, rampolla di una buona famiglia parigina, è felice, sta per sposare Lucien, l’uomo che ama. Una sera, però, lo scopre abbracciato a un’altra donna con la quale è sicura che lui abbia una liaison. Umiliata, Monique si vendica e invece di rimettere la testa a posto, come le intimano i genitori, decide di prendere in mano il proprio destino e i propri amori. Curiosa di tutto, ingorda di vita, Monique cercherà occasioni libertine per emanciparsi, proverà esperienze diverse, sia con donne sia con uomini, ridotti questi ultimi al rango di semplici strumenti di piacere. Se le donne hanno cominciato a portare il taglio à la garçonne è grazie a questo romanzo, uno dei più grandi successi editoriali degli Anni ruggenti, che suscitò un tale scandalo da valere all’autore l’onta/onore di vedersi ritirare la Légion d’honneur.

 


 

LASCIA IL TUO COMMENTO

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Potrebbero anche interessarti

Ecco altri articoli simili a quelli letti di recente!

error: