Recensione: “La mappa che mi porta a te” di J.P. Monninger

Due vite completamente diverse, due caratteri completamente diversi, l’Europa che li fa incontrare e innamorare.

La mappa che mi porta a te ci parla di antipodi, di battibecchi, di viaggi dentro e fuori l’anima, di una storia d’amore fatta di dubbi e impulsività.

 

Heather si è appena laureata e ha un lavoro prestigioso che l’aspetta, oltre una famiglia che l’ama.
Jack è uno spirito ribelle, anticonformista, che ha lasciato tutto per girare il mondo, seguendo il diario del nonno.
Cosa li accomuna?
Niente, probabilmente, però al destino poco importa.
J.P. Monninger, professore d’inglese alla Plymouth State University e autore di diversi saggi, incanta il lettore con il suo stile ritmico e per nulla pesante: a differenza dei soliti autori d’oltreoceano, possiede una penna ricca, che dà il meglio di sé nei dialoghi dal piglio poetico e quasi filosofico.
Questo, a mio avviso, è il punto forte del La mappa che mi porta a te: un romanzo di facile lettura, adatto di certo al periodo estivo – periodo nel quale difatti è stato pubblicato dalla casa editrice Sperling & Kupfer –, un romanzo rivolto a un target giovanile e non.
Mi sono piaciuti i molti spunti di riflessione, inseriti nell’opera con armoniosa disinvoltura, così come mi sono piaciuti molti degli insegnamenti di Jack riguardo la vita moderna (nello specifico il dover vivere i momenti speciali nell’istante stesso in cui li sperimentiamo, senza doverli condividere subito sui social, ma assimilandoli secondo dopo secondo per renderli eterni nel cuore).
Cosa non ho invece gradito de La mappa che mi porta a te?
Il personaggio di Heather che, essendo voce narrante, mi ha in svariate occasioni infastidita.
L’ho trovata una protagonista un po’ infantile, addirittura grottesca in alcune scene, sebbene abbia una spiccata cultura letteraria che, in un certo senso, ha mitigato le sue lacune psicologiche: se fosse stata limata, sarebbe risultata più adulta e credibile.
Che questa enfasi psicologica, oltremodo accentuata nella parte centrale del romanzo, sia voluta affinché la crescita di Heather sia ben evidente nel finale?
Nonostante questo piccolo neo, è stato delizioso viaggiare in Europa con La mappa che mi porta a te, attraverso anche i ricordi di un nonno defunto che, tuttavia, si dimostra presente tramite le parole e i disegni da lui marchiati sul proprio malandato diario.
Romanzo consigliato?
Direi di sì – tenendo conto di un’Heather “americaneggiante” –, perché lo stile di J.P. Monninger – malgrado qualche scelta narrativa discutibile – merita davvero, essendo ammaliante sin dalla prima pagina.

 


 

Titolo: La mappa che mi porta a te
Autore: J.P. Monninger

Editore:
Sperling & Kupfer
Prezzo: € 9,99 – € 18,90
Pagine: 384

L’amore ci trova. Sempre. È l’estate dopo la laurea, quella della libertà e dei progetti, quando il futuro ti inebria con le sue infinite possibilità e la vita sembra invitarti a percorrere mille strade diverse. Quell’estate, al termine del college, Heather parte per l’Europa con le amiche del cuore. È un viaggio zaino in spalla, alla scoperta della magia del vecchio continente, i romanzi di Hemingway a farle da guida da una capitale all’altra. Ad attenderla al suo ritorno negli Stati Uniti c’è un avvenire già accuratamente tracciato: un impiego sicuro, l’inizio di una carriera importante, le aspettative della famiglia. Ma su un treno notturno da Parigi ad Amsterdam, ecco, inaspettato, l’incontro con Jack, capace in un istante di cambiare il corso del suo viaggio e della sua vita. Jack non segue gli schemi. Lui, la carriera e le aspettative, se le è lasciate alle spalle senza rimpianti. Ora sta attraversando l’Europa seguendo un itinerario annotato in un vecchio taccuino: apparteneva a suo nonno che, dopo aver combattuto nella Seconda guerra mondiale, si era concesso di conoscere meglio quei Paesi prima di tornare in America. Per Jack, quel diario è un tesoro prezioso e non esita a condividerlo con la ragazza che lo ha conquistato in un istante. È così che le traiettorie di Heather e Jack si uniscono, in un viaggio dell’anima che è scoprirsi e amarsi, vedere con gli stessi occhi spettacoli mozzafiato, nutrirsi di poesia, suoni, profumi. È un’estate unica, in cui tutto è un sogno possibile. Ma quando, come ogni estate, volgerà al termine, Heather e Jack dovranno decidere se restare compagni di viaggio per la vita o tornare alle rotte prestabilite. Sul loro destino pesa un segreto. E sarà la più grande prova d’amore.

 


  • Rachel (25 settembre 2017)

    Questo libro mi attrae da un po’. Ma il fattore che tu hai ben delineato, ovvero la protagonista un po’ infantile, mi ha in qualche modo frenato dal prenderlo e leggerlo. Non so, se avrò tempo magari darò una possibilità a questa storia … Ma devo trovare il tempo 😛

    • Rosy Milicia (25 settembre 2017)

      Manca sempre il tempo, ahimè, ma… alla fine lo troviamo sempre, vero? xD

  • Bianca (25 settembre 2017)

    Ho letto questo libro qualche settimana fa… Leggendo l’estratto, mi ero innamorata subito. Mi avevano colpito i dialoghi tra Jack e Heather, e la scrittura ricca e perfetta. Però, andando avanti, nonostante i buoi punti di riflessione, non mi é piaciuto granché. L’ho trovata un po’ scontata come storia. Avevo già capito quale poteva essere il “mistero” di Jack. E un’altra cosa che mi ha dato fastidio, é che Jack tirava fuori ogni due per tre l’argomento “New York, città gabbia”. Però sono curiosa di vedere il film quando lo realizzeranno.

    • Rosy Milicia (25 settembre 2017)

      Se gli editor avessero dato una limata più approfondita al testo originale – perciò non parlo della produzione Sperling, essendo solo una traduzione! –, il romanzo sarebbe stato perfetto.
      Sarebbero bastati alcuni accorgimenti: ci sono dei difettucci (vedi quelli da me descritti, così come quelli da te sottolineati) che rendono meno avvincente la narrazione.
      Infatti lo stile di Monninger, a parer mio, è LA colonna portante dell’intera opera!

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