Recensione: “L’amore è una cosa meravigliosa” di Han Suyin

Gli anni ’40, la guerra, un amore proibito: i tre pilastri del romanzo L’amore è una cosa meravigliosa.

Han Suyin, vedova e con una figlia, si innamora di Mark Elliot, uomo sposato e giornalista britannico. Il loro è un amore travolgente nel cuore di quella Hong Kong in cui albeggiava il comunismo cinese: una relazione illecita ma sincera, fatta di piccoli e grandi gesti, della voglia di viversi apertamente.

 

L’amore è una cosa meravigliosa non è soltanto questo, non è la solita storia tra lui e lei. È anche l’autobiografia di un amore meraviglioso, che ha cercato di spezzare le catene e gli obblighi, nuotando in un mare di opposizioni.
I miei lettori abituali sanno che non amo particolarmente la tematica del “tradimento”, ma in questo caso non rimarcherò tale aspetto essendo il romanzo fortemente biografico: chi sono io per giudicare le persone e la loro vita?
Un conto sono i personaggi di fantasia, un conto la gente
vera: infatti dietro Han e Mark, in realtà, si celano Elizabeth Comber e Ian Morris.
L’opera è una testimonianza di ciò che il destino fa con quei suoi maledetti intrighi, strade sbagliate e decisioni giuste.
Nella premessa, i due protagonisti parlando di come può l’amore essere o no immortale e che i ricordi bisogna viverli e non renderli “stantii”. Un romanzo che inneggia alla vita quindi, al non rimanere immobili nell’immutabilità dell’essenza, che ci spinge a “scrivere” di noi affinché nulla venga dimenticato e tutti possano conoscere le nostre piccole verità.
Lo stile dell’autrice è perfetto, intenso, mai noioso, per non parlare dei dialoghi che mi hanno lasciata a bocca aperta. Uno dopo l’altro: gocce di poesia e realtà e storia. Non ci troviamo di fronte a un romanzo d’amore o alla biografia romanzata di una scrittrice. No, no.
In L’amore è una cosa meravigliosa abbiamo la storia dell’Occidente e dell’Oriente, due mondi tanto diversi e simili che si incontrano per parlare di vita e morte, di comunismo e nazionalismo, di libertà e tradizione.
C’è la Cina, c’è l’Europa, c’è quello che tuttora fa paura al nostro mondo tanto moderno: le diversità.
Han, con le sue origini duali, rappresenta il punto di incontro di due realtà all’apparenza inconciliabili e vive una storia d’amore unica con un finale che pare senza speranza ma che ha invece speranza, poiché chi è inciso nella mente e nel cuore resta lì per sempre: non si dimentica ma si scrive, si rilegge, si vive.
È ciò che più mi ha toccata, il ricordare per vivere tramite le parole. Di fatti Han  scrisse di Mark e Mark scrisse ad Han anche dopo la propria morte: «Le lettere di Mark cominciarono ad arrivare. Una per una. Ventuno lettere dalla Corea».

 


 

Titolo: L’amore è una cosa meravigliosa
Autore: Han Suyin
Editore: Sonzogno
Prezzo: € 9,99 – € 18,00
Pagine: 400

Vennero versati fiumi di lacrime, nel 1955, quando uscì nelle sale L’amore è una cosa meravigliosa, con Jennifer Jones e William Holden. E tutti di nuovo piangevano quando dai jukebox risuonava la canzone composta per il film, Love Is a Many-Splendored Thing, interpretata da Andy Williams. Quasi tutti, però, ignoravano che dietro questa commovente vicenda sentimentale c’era una storia vera, raccontata nell’omonimo romanzo di Han Suyin, dottoressa metà cinese e metà europea, donna molto bella, più volte maritata, ma lacerata tra Oriente e Occidente nella sua scomoda identità di “mezzo sangue”. Il romanzo, fortemente autobiografico, si svolge a Hong Kong alla fine degli anni Quaranta. Racconta la storia d’amore tra una donna cinese di buona famiglia, che ha studiato medicina nelle scuole inglesi, e un giornalista britannico residente in Asia, sposato con figli. È una relazione molto travagliata, circondata com’è dall’ostilità e dai pregiudizi della famiglia di lei e della società circostante. Sullo sfondo si agitano le passioni politiche del dopoguerra, l’epopea della guerra civile e la vittoriosa Lunga Marcia dei comunisti di Mao Zedong.

 


 

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