Recensione: “Le piume del Drago” di Lorenzo Visconti

Torna la serie Dragon con un secondo capitolo molto molto diverso dal precedente, un capitolo dalle tinte forti, sì, in un connubio perfetto tra azione e sentimenti, ma che si divide a metà perché i personaggi principali, questa volta, sono sia Visconti sia Barillà.


Due casi lontani tra di loro, un’unica via da percorrere assieme e non, per scoprire una verità agghiacciante quanto attuale.


Paolo Roversi non si smentisce nemmeno con Le piume del Drago.
Stile pungente, macabramente ironico, pieno di pathos e lotte interiori, sconcertanti ammissioni che poi diventano omissioni.
C’è ancor più chiaroscuro in questa sua ultima opera crime, un chiaroscuro che mette in evidenza pregi e difetti della società, che sia “buona” o “cattiva” poco importa, perché l’animo umano è sempre corruttibile.
Ho adorato l’aspetto psicologico sia di Visconti, già conosciuto ne La legge del Drago, sia  quello di Barillà che, lasciatemelo dire, a mio avviso è il vero protagonista e la vera rivelazione.
Un uomo dalla dualità avvincente, contorta, misteriosa, a tratti comprensibile, a tratti no, in guerra con se stesso, dentro e fuori dal proprio corpo.
Le pagine più belle, difatti, sono state quelle a lui dedicate.
L’introspezione minuziosa, con la scoperta del suo vero passato, hanno reso Le piume del Drago un romanzo ancor più completo rispetto al primo capitolo della serie Dragon, seppure già lo fosse di suo.
Quando mi immergo nelle storie di Roversi, perdo del tutto il senso del tempo – un attimo prima è pomeriggio, quello dopo sera –, e ciò può sol significare che la narrazione scorre senza intoppi o punti morti.
Vorrei fosse sempre così. Vorrei avere più romanzi crime con questa magia incantatrice, capace di portarmi via dalla realtà per portarmi tra le sue parole.
Ne Le piume del Drago viene trattato un argomento scottante, che non mi sarei mai e poi mai aspettata tra le pagine di un libro dalle tinte procedurali, un argomento che le cronache passate hanno portato alla ribalta con scandali su scandali, con abomini su abomini.
Ebbene: Paolo Roversi ci parla di ambiente e illegalità, con la passione di chi vorrebbe proteggerlo dai danni causati dalla crudele mano dell’uomo.
Mi ha toccato il cuore, leggere di due uomini come Visconti e Barillà, pur essendo personaggi di fantasia, lottare per una causa tanto delicata: e il titolo è perfetto nel rappresentare questa loro univoca battaglia!
Ovviamente lo consiglio, mi pare piuttosto lampante, visto la mia recensione estremamente di pancia.

 


 

Titolo: Le piume del Drago
Autore: Lorenzo Visconti
Editore: Amazon Publishing
Prezzo: € 4,99 – € 9,99
Pagine: 242

Lorenzo Visconti detto il Drago continua a “non” essere un investigatore privato: non ha licenze ufficiali e nemmeno regole (tranne le sue). Ex sbirro che ha avuto qualche problema con la divisa e le istituzioni, il suo ufficio è un bar in via Gluck a Milano. Ed è lì che una mattina di luglio si presenta Valeria Zamperini chiedendogli di trovare la sorella scomparsa da cinque mesi. Iniziano così le indagini del Drago, aiutato dal socio Jamel, giovane francese mago dei computer, sulle tracce della ragazza.
Nel frattempo un serial killer si aggira nella Bassa padana, lungo le sponde del Po, dove uccide le sue vittime con un macabro rituale. A indagare sugli omicidi ci sarà una vecchia conoscenza del Drago: il maresciallo Barillà, del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente di Milano.
Due casi in apparenza molto distanti, ma che si riveleranno intimamente collegati.

 


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