Recensione: “Magic” di V.E. Schwab

Ho riscritto questa recensione una decina di volte.
L’ho riscritta perché non dava giustizia a un romanzo che ho adorato, parola dopo parola, immagine dopo immagine, in quanto Victoria Schwab con le sillabe dipinge universi unici nel loro essere.

Dopo Il mio canto selvaggio, non credevo fosse possibile leggere qualcosa di tanto eccellente, per stile e contenuto, per le emozioni e la magnificenza di un fantasy fatto davvero bene.

 

Non so da dove cominciare, non so dove finire, sto soltanto scrivendo quel che mi passa per la mente, come quando parlo di quei romanzi che mi hanno del tutto rapita.
Credo che possa essere una delle mie recensioni meno professionali, ma abbiate pietà… cosa può esserci di professionale, nel momento in cui ti fai coinvolgere totalmente dalla narrazione?
Entrano in gioco altri fattori che non collidono minimamente con la mia parte critica, perché i sentimenti – così come il piacere letterario – sovrastano ogni cosa.
Victoria Schwab costruisce una nuova dimensione, oltre a una nuova Londra – a volte Rossa e altre Bianca, Grigia o Nera –, ma non si limita a ciò. Il suo grande successo, a mio avviso, infatti, sta nel protagonista di Magic: Kell, l’ultimo mago degli Antari, una razza capace di «viaggiare tra universi paralleli», caparbio e impertinente, misterioso, camaleontico con quella giacca intercambiabile.
L’autrice riesce, con la sua solita maestria, a cucire una storia per nulla scontata, partendo dai luoghi descritti minuziosamente, passando per i personaggi particolari e – oserei dire – cervellotici.
Forse – e per me è proprio difficile ammetterlo! – Magic è più intenso e completo de Il mio canto selvaggio.
In entrambe le opere si ricalcano temi comuni, come la ricerca della libertà o dell’identità, per esempio, e lo stile è sempre ricco, eppure Magic è diverso di un diverso prorompente.
Ho difatti riscontrato un quid particolare, anche se non sono riusciva a individuarne il motivo. La mia è la classica sensazione “a pelle”, di quelle che si insinuano con prepotenza e non ti lasciano mai andare.
Avrete, ovviamente, capito che mi è piaciuto in modo quasi spropositato.
Grazie a Victoria Schwab sto rivalutando il fantasy d’oltreoceano che, negli ultimi tempi, era diventato ripetitivo e mediocre: attendo perciò il seguito con la trepidazione e la curiosità di chi come lettrice si innamora di luoghi, personaggi, atmosfere, intrighi, sino ad arrivare alla fine del libro per poi ricominciarlo daccapo.

 


 

Titolo: Magic
Autore: V.E. Schwab
Editore: Newton Compton Editori

Prezzo: € 2,99 – € 10,00
Pagine: 375

Kell è uno degli ultimi maghi della specie degli Antari ed è capace di viaggiare tra universi paralleli e diverse versioni della stessa città: Londra. Ci sono la Rossa, la Bianca, la Grigia e la Nera, nelle quali accadono cose diverse in epoche differenti. Kell è cresciuto ad Arnes, nella Londra Rossa, e ufficialmente è un ambasciatore al servizio dell’Impero Maresh, in viaggio alla corte di Giorgio III nella Londra Grigia, la più noiosa delle versioni di Londra, quella priva di magia. Ma Kell in verità è un fuorilegge: aiuta illegalmente le persone a vedere piccoli scorci di realtà ai quali, solo con le proprie forze, non avrebbero mai accesso. Si tratta di un hobby molto rischioso, però, e Kell comincia a rendersene conto. Dopo un’operazione di trasporto illegale andata storta, Kell fugge nella Londra Grigia e si imbatte in Delilah, una strana ragazza che prima lo deruba, poi lo salva da un nemico mortale, e infine lo convince a seguirla in una nuova avventura. Ma la magia è un gioco pericoloso e se vuoi continuare a giocare prima di tutto devi imparare a sopravvivere…
 


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