Recensione: “Sangue giusto” di Francesca Melandri

Una famiglia unita e divisa allo stesso tempo. Un uomo intrappolato nei suoi ricordi.

Una storia – una sola storia dalle mille sfaccettature – che congiunge il passato e il presente, come l’anello di una grossa catena, affinché il passato e il presente non si spezzino e diano continuità al futuro.

 

Alcuni dei presupposti di un libro che ci lascia senza fiato, scompiglia i nostri cuori, ci fa annegare tra le sue parole e  le sue verità inconfutabili.
Diventiamo i protagonisti di un romanzo italiano fatto di italiane incertezze, dove l’identità – personale o storica, poco importa – è la chiave per comprendere quel che ci accade intorno, mentre il mondo cambia senza chiedere il permesso, senza avvertire, agendo alle nostre spalle.
Ci ritroviamo, in questa maniera, davanti al misfatto, davanti al problema, magari nella penombra delle scale del nostro palazzo, nella penombra di una realtà che non conoscevamo e probabilmente mai avremmo voluto conoscere.
Ilaria ha la forza di affrontare i giganti, anche se si crede una quarantenne con il viso di un’adolescente invecchiata. Ilaria ha la forza di scavare affondo e trovare la verità, una verità scottante, tuttavia l’unica che ci sia in tutto quel corollario di memorie e dubbi.
Francesca Melandri, con Sangue giusto, mi ha fagocitata mentalmente ed emotivamente.
Con uno stile incisivo, tuttavia pieno della bellezza della nostra lingua, descrive anime e avvenimenti con la spudorata naturalezza di chi non riesce a tenere per sé i propri pensieri… E io amo gli autori schietti, i quali, dell’ermetismo, non sanno cosa farsene!
Ho sempre affermato che la terza persona al presente non riesce a emozionarmi al 100%, che per me è come vedere la storia senza tridimensionalità: la coralità di Sangue giusto, la narrazione raffinata e sensibile di Francesca Melandri, soprattutto i suoi personaggi  sono riusciti a farmi cambiare idea.
Sangue giusto è un romanzo che in sé contiene l’Italia, un’epopea novecentesca di cui troppo abbiamo dimenticato, così concentrati sulla nostra modernità di gossip e sciocchezze.
Sangue giusto invece ci rammenta di che colore è il nostro sangue, il nostro passato, di che colore è l’identità italiana seppure scorra sotto pelle d’ebano.

Insomma: Francesca Melandri mi ha conquistata, c’è poco da dire, e spero di poter recuperare un altro dei suoi romanzi che mi ha subito ammaliata per trama e cover (ovvero Eva dorme).
A chi consiglio la lettura di Sangue giusto?
Ai lettori di pancia, ai lettori di cuore, ai lettori di testa. Non lo consiglio però a coloro che rifugiano dalle origini della nostra identità socioculturale, poiché non ne coglierebbero la bellezza.

 


 

Titolo: Sangue giusto
Autore: Francesca Melandri
Editore: Rizzoli
Prezzo: € 9,99 – € 20,00
Pagine: 528

DISPONIBILE DAL 14 SETTEMBRE

Roma, agosto 2010. In un vecchio palazzo senza ascensore, in cui si mescolano i profumi delle cucine di tutto il mondo, Ilaria Profeti sale i sei piani verso il suo appartamento. Vuole solo lasciarsi alle spalle la città impazzita per la visita di Stato del colonnello Gheddafi. Ad attenderla in cima trova una sorpresa: un ragazzo con la pelle nera che le mostra un passaporto. «Mi chiamo Shimeta Ietmgeta Attilaprofeti» le dice, «e tu sei mia zia». È uno scherzo, pensa Ilaria: Attila è il soprannome di suo padre Attilio, un uomo che di segreti ne ha avuti sempre tanti, ma è ormai troppo vecchio per rivelarli. Shimeta dice di essere il figlio del figlio che Attilio ha avuto in Etiopia durante l’occupazione italiana. E se fosse la verità?  Quante cose, su suo padre e se stessa, deve ancora scoprire Ilaria? Le risposte sono nel passato di tutti noi: di un’Italia che rimuove i ricordi senza affrontarli mai.

 


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