Recensione: “Sissi – La solitudine di un’imperatrice” di Allison Pataki

Si può descrivere la solitudine di una donna? Si può scrivere la storia di una sovrana amata e odiata in egual misura?

Sì a entrambe le domande e, a riuscirci, è Allison Pataki: autrice di romanzi storici come Il mio nome è Sissi, pubblicato con BookMe (De Agostini), qualche anno fa.

 

Ci propone, per Beat Edizioni, una nuova biografia romanzata della famosa Elisabetta di Baviera, intitolata Sissi – La solitudine di un’imperatrice.
Essendomi approcciata a entrambe le due opere, posso dire con convinzione di aver prediletto quest’ultima, molto più matura e, a mio dire, ben calibrata sul piano storico e narrativo. Or ora, mi crederete un’amante di Sissi, avendo letto i sopracitati libri, ma devo ammettere che non approvo per nulla una tale dubbia figura. Allora perché dedicarmi a scritti che la riguardano?
Perché la cultura non ha una sola declinazione, così come le opinioni possono cambiare o meno, nel tempo e nella crescita intellettuale.
Da bambina – come molte altre ragazze, immagino! –, grazie ai film di Ernst Marischka con Romy Schneider nei panni di Sissi, ho amato profondamente la figura romantica di questa giovinetta a suo modo ribelle, briosa, amante della natura, con gli occhi più sinceri del mondo. Iniziando a documentarmi, in età adolescenziale, tuttavia, ho cominciato a comprendere il vero peso storico della bellissima imperatrice austriaca: ho soprattutto capito in che modo la disinformazione possa alterare la propria visione del reale. Ad aiutarmi in questo mio cammino è stata la biografia puntigliosa della storica Brigitte Haman, personalissimo caposaldo, di cui ne consiglio sempre la lettura, prima di tuffarsi nelle pagine di romanzi come Sissi – La solitudine di un’imperatrice.
Allison Pataki, di cui ho apprezzato fortemente lo scrupoloso studio, e ancor più l’ammissione nelle note di aver romanzato alcune parti, mette a fuoco la persona di Sissi senza eccedere in romanticherie o minuzie storiche (che io comunque adoro oltremodo!), circondandola di personaggi altrettanto concreti e strutturati.
A parer mio, l’autrice – con uno stile pulito e per nulla noioso o lento –  rende manifesta con coraggio la realtà di una donna che ha combattuto con sé stessa e col mondo che la circondava, venendo meno a volte alle regole di corte o in generale della società dell’epoca.
Sissi – La solitudine di un’imperatrice è di certo un romanzo che può emozionare le persone sentimentali, far riflettere altresì quelle storiche, offrendo oltretutto un nuovo punto di vista a chi – come me, per esempio – ha un’idea tutta sua sulla principessa.
Ne consiglio la lettura, ancor più se accompagnata dal lavoro storiografico di Brigitte Haman, in quanto – ripeto – quella di Allison Pataki è una biografia romanzata, perciò può contenere alcuni aspetti di fantasia e non concreti.
Penso sia buono conoscere fino in fondo una figura tanto discussa, nota per la proverbiale bellezza, figura però spesso non soppesata sotto l’aspetto psicologico di una donna che ha fatto di questa proverbiale bellezza quasi un’ossessione.  

 


 

Titolo: Sissi – La solitudine di un’imperatrice
Autore: Allison Pataki
Editore: SuperBeat
Prezzo: € 9,99 – € 18,00
Pagine: 445

È l’estate del 1868 e l’imperatrice Elisabeth d’Austria-Ungheria, che i suoi sudditi preferiscono chiamare semplicemente Sissi, vive una vita libera dai dettami di corte a Gödöll, la sua proprietà di campagna alle porte di Budapest. Andata in sposa all’imperatore Franz Joseph a sedici anni, Sissi è stata l’artefice del compromesso in virtù del quale l’Ungheria ha scelto di restare nel regno, permettendo agli Asburgo di mantenere il controllo di gran parte dell’Europa senza dover ricorrere alle armi. Un colpo di genio con cui la giovane imperatrice si è guadagnata il diritto a regnare insieme al marito alla corte degli Asburgo. Amatissima dai suoi sudditi ma aspramente criticata dalla suocera, l’arciduchessa Sophie, Sissi si è allontanata dallo sfarzo freddo e formale del castello di Schönbrunn, la sede imperiale degli Asburgo, trovando conforto nella selvaggia bellezza del paesaggio ungherese.
A Gödöll può cavalcare tutto il giorno per campi e boschi, sciogliere i suoi leggendari capelli e intrecciarli con fiori di campo e godere, per la prima volta, delle gioie della maternità grazie alla piccola Valerie, l’unica tra i suoi figli che non le è stata strappata dalle braccia per essere chiusa nella nursery imperiale. A Gödöllő può anche incontrare liberamente il conte Andrassy, ministro degli esteri dell’Austria-Ungheria, che le malelingue, a Vienna e in tutta l’Austria, sussurrano sia il vero padre di Valerie, chiamata da tutti «la piccola ungherese».
Un giorno, però, una lettera giunta da Schönbrunn, vergata dalla mano della sua secondogenita Gisela, la richiama ai suoi doveri, imponendole di rientrare nella capitale.
Nella Vienna della metà del XIX secolo, dove i saloni di rappresentanza e le camere da letto fanno da sfondo non solo a valzer e champagne, ma anche a tentazioni, rivalità e intrighi crudeli, l’attendono nuove congiure e nuovi, inaspettati nemici.

 


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