Recensione: “Un cliente innocente” di Scott Pratt

Si dice spesso “peccato di gola”, quel forte desiderio di cibo sfizioso che ti coglie all’improvviso, ma “peccato di gola” andrebbe bene anche per descrivere la voglia di leggere quei libri che si presentano ai tuoi occhi con: una copertina luminosa, un prezzo abbordabile, il nome di un autore mai letto.

 Se sono thriller, poi, questi libri tentatori non puoi proprio ignorarli!

 

Così è stato, quando per la prima volta mi sono imbattuta in Un cliente innocente, edito TimeCrime a metà settembre.
Scott Pratt, fino al mese scorso, ahimè, per me era uno sconosciuto: Un cliente innocente infatti è il suo esordio, libro d’apertura del ciclo di romanzi dedicati al personaggio di Joe Dillard, un avvocato alla ricerca del cliente innocente.
Joe Dillard, posso ben dire, se non urlare con smisurato entusiasmo, è uno di quei protagonisti che ti prendono fino all’anima!
Caparbio, forte, controcorrente. E potrei stare ore e ore a tessere le sue lodi.
Scott Pratt ha fatto un lavoro magistrale con la sua psicologia, con i suoi tormenti interiori, con la tara di una famiglia sull’orlo del baratro.
L’autore, in più, è stato capace di creare davvero dei personaggi femminili «forti e risoluti, dietro un’apparente vulnerabilità», come afferma il Publishers Weekly: credevo fosse la solita frasetta promozionale della solita famosa testata, invece è più che veritiera, e non posso andare oltre…
Perché ce ne sono di colpi di scena, in questo romanzo procedurale che ha ritmo, nessuna sbavatura, dialoghi incalzanti, senza considerare che sfiora in un certo senso l’interessante tematica del “sacro e del profano”, per via del caso a cui sta lavorando Joe Dillard.
Si capisce che l’ho amato, vero?
Se c’è un genere che mi affascina, è di certo il thriller, se poi aggiungiamo pure che è di quelli cosiddetti “legal” o “giudiziari”, perdo la testa. Ed è difficile per una sempre critica con quel che legge.
Come sapete, se mi seguite su Facebook o Instagram, una delle mie più grandi passioni sono le serie TV americane – in special modo, quelle del genere procedurale, tipo Chicago Fire o Chicago PD – e, mentre leggevo Un cliente innocente, ho pensato a quanto sarebbe interessante vederne una trasposizione, poiché è già così umano in parole, figuriamoci in immagini!
Forse, la mia, non è la solita recensione professionale a cui siete abituati. Forse, la mia, è più il parere sfegatato di un’amante dei thriller.
Me ne rendo conto, ma – in mia difesa, Vostro Onore! – posso di certo sostenere che la colpa è della bravura di Scott Pratt, rivelatosi uno scrittore con tutti i crismi.
Adesso però mi tocca aspettare novembre e l’uscita di In buona fede, secondo capitolo di questo avvincente ciclo thriller…

 


 

Titolo: Un cliente innocente
Autore: Scott Pratt
Editore: TimeCrime
Prezzo: € 4,99 – € 9,90
Pagine: 235

Quando il corpo di un predicatore, abituale frequentatore di uno strip club, viene rinvenuto nella stanza di un motel del Tennessee, a essere accusata del brutale omicidio è l’affascinante quanto misteriosa cameriera Angel Christian. Il proprietario del club, intenzionato a scagionare la sua dipendente, decide di assumere per la difesa Joe Dillard, avvocato un tempo cinico e disincantato ora non più così disposto ad accettare il compromesso tra il lato più brutale della professione e la propria coscienza. Dillard è sul punto di mollare, ma uno come lui non può resistere al richiamo di un caso così scottante, che coinvolge ambienti tradizionalmente ermetici e schivi, e che rischia di segnare il destino di persone innocenti. In fondo il lavoro è l’unica scappatoia da un’esistenza al limite della sopportazione, con una sorella tossicodipendente da poco uscita di prigione e una madre gravemente malata. Joe sa che solo ricacciando i propri tormenti dentro di sé potrà contribuire a dissotterrare una verità che è molto più scomoda di quanto immaginasse.

 


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