Recensione: “Un perfetto bastardo” di Penelope Ward e Vi Keeland

Un treno, un uomo scorbutico, una ragazza sopra le righe, un telefono smarrito, degli sms provocanti. In poche parole: Un perfetto bastardo di Penelope Ward e Vi Keeland, edito Newton Compton Editori.

Una storia di casualità che, forse, è stata cucita dal destino…

 

Graham, un uomo scorbutico che si è fatto da sé, dopo aver perso tutto ed esser stato tradito. Pare inavvicinabile, senza sentimenti, invece dentro ha troppi sentimenti e… persino qualche ferita.
Soraya, una ragazza sopra le righe, con una piuma tatuata sul piede e un lavoro in una rubrica di cuori infranti gestita da un capo rompiscatole. Sembra che nulla la scalfisca, forse non è proprio così.
Una coppia diversa nell’aspetto, quanto nel carattere, che gioca sul filo dell’ilarità.
Penelope Ward e Vi Keeland, assieme, trovano un discreto equilibrio tra le loro principali peculiarità stilistiche e schemi narrativi. Infatti, dove l’una tocca il dramma, l’altra tocca l’ironia, bilanciandosi così a vicenda.
La storia di Un perfetto bastardo non è una storia originalissima – sono presenti i classici risvolti ed escamotage del romance –, ma si lascia leggere senza difficoltà, velocemente e con un sorriso sulla bocca.
Vuoi perché Graham a suo modo è divertente, vuoi che Soraya è una bomba di energia difficile da contenere. Di certo, sono due personaggi che si compensano tra loro, allo stesso modo in cui le autrici riescono a incastrare le proprie parole e i propri sentimenti.
Come già affermato, la storia è una storia non originalissima, perché alcuni colpi di scena si intuiscono – o, per meglio dire, si ha la sensazione di intravederli –, altri sono conseguenza naturale degli stessi protagonisti: ci sono infatti scelte di Graham e Soraya che, pur non condividendo, in quanto poco adulte per personaggi della loro età, sono comunque verosimili se si tiene in conto la loro natura psicologica.
Be’, ammetto che tra Graham e Soraya, stranamente, ho preferito Soraya. È spontanea, per niente sdolcinata o buonista. È una stronzetta dalla lingua biforcuta che veste in modo eccentrico.
In conclusione, Un perfetto bastardo è un romanzo leggero, uno di quei romanzi che leggo sempre in estate, per sorridere e ridere un po’, per sgombrare la mente dai pensieri: non sarà un capolavoro, tra i milioni di romance esistenti, però sa intrattenere e questo mi basta!
Lo consiglio, quindi, a chi cerca esattamente leggerezza e ironia.

 


 

Titolo: Un perfetto bastardo
Autore: Penelope Ward e Vi Keeland
Editore: Newton Compton Editori
Prezzo: € 5,99 – € 9,90
Pagine: 352

Era una mattina qualunque, il treno era affollato e tutto sembrava noiosamente normale. A un certo punto sono stata come ipnotizzata dal ragazzo seduto vicino al corridoio. Urlava contro qualcuno al telefono come se avesse il diritto di governare il mondo. Ma chi credeva di essere con quel suo completo costoso? In effetti, gli conferiva un’aria da leader, ma non è questo il punto. Non appena il treno si è fermato, è saltato giù così in fretta da dimenticarsi il telefono, e io… potrei averlo raccolto. Potrei anche aver spiato tutte le sue foto e chiamato alcuni dei suoi numeri. Okay, potrei persino aver tenuto il telefono dell’uomo misterioso fino a che non ho trovato il coraggio di restituirlo. Così ho raggiunto il suo ufficio da snob… e lui si è rifiutato di vedermi. Ho consegnato il cellulare alla reception dell’ufficio di quel bastardo arrogante. Ma potrei, diciamo per ipotesi, avergli lasciato qualche foto sul telefono. Foto non esattamente angeliche.

 


 

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