Si stava meglio… quando?

Ho un debole per il passato, per quei decenni che posso assaporare soltanto attraverso i film o la musica. Ho un debole per tutto quel che è vintage, e non vecchio, perché vecchio è proprio un aggettivo che non mi piace.

Amo la storia, ormai lo sapete, e no, non vivo nel passato, ma vivo anche di passato. In fin dei conti, siamo il prodotto delle generazioni che ci hanno preceduto, no?

 

Eppure, nonostante questa passione, so benissimo che ogni periodo storico ha avuto i suoi grattacapi: guardando di fatti le foto di Gena Rowlands (in copertina), attrice di film come Una moglie, per il quale ha persino ottenuto una nomination al premio Oscar, mi rendo conto che le donne a lei contemporanee non hanno mai avuto la vera libertà. Libertà che noi, cosiddette millennials, invece abbiamo.
E, in questo amore per il passato e la consapevolezza del presente, Si stava meglio – il nuovo libro di Claudio di Biagio per Rai Eri – cade a pennello tra la me sognatrice e la me razionale.
Infatti ho letto Si stava meglio in pochissimi giorni e ne sono rimasta più che incantata, per questo ho voluto intervistare l’autore…

 

 

Com’è di buona regola, devo chiederti di parlarmi di te: quindi chi è davvero Claudio Di Biagio?
È un autodidatta della creatività. La fortuna di aver avuto un mentore fin da piccolo mi ha dato la possibilità di avere una formazione mentale del lavoro, cosa che manca purtroppo a tanti della mia età. Sono un ragazzo che adora condividere e raccontare storie, lo faccio sul web da anni perché è il modo più diretto, coraggioso, sfrontato e caotico. L’ordine viene poi con il tempo e con la fatica della costruzione di un lavoro. Voglio fare il regista, voglio raccontare in immagini, con le immagini. E come Youtuber ho avuto un bel percorso di cui vado fierissimo!

Dal web alla regia. Descrivimi questo cambio di rotta in dieci parole.
È la mia naturale evoluzione creativa necessaria e pienamente umana.

Sono dieci davvero, ce l’ho fatta!

In che modo è nato il tuo rapporto con la scrittura?
Fin da piccolo mi affascinava scrivere e raccontare. Le immagini sono arrivate dopo, o almeno, si sono concretizzate nel mio cervello in un secondo momento. Scrivere aiuta tantissimo a ordinare le ide
e visive, aiuta a creare i limiti che ti servono per raccontare storie assurde ed enormi. È un bisogno a cui si risponde: si scrive per veicolare fuori di te un messaggio che hai. Ecco, il contenuto, quello è il modo in cui si inizia a scrivere.

Perché si stava meglio prima, secondo te? Oppure… si sta meglio adesso?
In realtà non ho la risposta a questa domanda. Nel libro mi interrogo proprio su questo e il titolo fa capire che in realtà non c’è una risposta precisa e istantanea. Si stava meglio? Ma quando? E come? Ho individuato cinque sfere di argomenti per capire insieme a persone di cinquanta, sessant’anni più grandi di me se davvero si tratta di una filastrocca insulsa e anacronistica o di un detto popolare dalle fondamenta ben salde al terreno.

«Dobbiamo sapere di ricordare»: credi di esserci riuscito con Si stava meglio?
Sì, e la cosa magnifica è che tanti che hanno già letto il libro stanno facendo la stessa cosa. È incredibile: mi arrivano recensioni private sui social in cui le persone si aprono con me dopo la lettura, tanti piangono, alcuni sono atterriti da come alcuni momenti della proprio vita siano riaffiorati grazie alla lettura. È davvero magnifico questo.

Pasta alla “zozzona”, Nonna Lea, mille domande e altrettante interviste: cos’altro è Si stava meglio?
È un viaggio onirico all’interno di un secolo e di una nazione. Abbiamo tanto da dire, hanno tanto da dire le persone che ora stanno per arrivare alla loro ultima stagione di vita, non ci è permesso, secondo me, ignorare queste storie. Si stava meglio è la mia visione magica della realtà come ricordo raccontato e ascoltato come favola.

Perché i lettori dovrebbero leggere il tuo libro?
Perché è una testimonianza importante per la nostra generazione, per chi ora affronta la vita e dovrà formare il futuro. Siamo in grado di esistere solo se ci reggiamo in piedi grazie a tutto quello che ci ha formati, quindi leggere un libro del genere può formare una consapevolezza e un sentimento molto potenti.

MeAnzianoYouTuberS, programma radiofonico con Federico Bernocchi. Ospiti variegati e argomenti ancor più variegati, per non parlare poi del target. Ma la comunicazione è sempre la stessa?
La comunicazione è sempre leggera, non si prende sul serio, ma lancia dei messaggi. Sì, è sempre la stessa.  (Sorride.)

È grazie/colpa ai/dei social, se la comunicazione è cambiata?
Sì, decisamente. Siamo in un momento in cui possiamo limitarci ad osservare che le cose stanno cambiando sempre più velocelemente. Non possiamo stare sempre tutti al passo, qualcuno si perde, altri non accettano il cambiamento, siamo parte di un flusso che non si ferma, anche se noi siamo stanchi e vogliamo riprendere fiato. Cosa dobbiamo fare? Godere del cambiamento consapevoli di ciò che prima del cambiamento stesso esisteva e consideravamo sicuro e sempiterno.

È cambiata in meglio o in peggio?
Nessuna delle due. Ogni generazione è in crisi e invidia quello che verrà o quello che è stato. Il confronto e la possibilità di mettere in discussione tutto, ogni cosa che si ha nel presente, rende intelligente e aperta la generazione corrente.

Ti ringrazio per questa chiacchierata e in bocca al lupo per Si stava meglio. E dire che, sì, per me, «si stava meglio quando si stava peggio». In fin dei conti anch’o sono un’AnzianaBloggerS.
Grazie a te! (Sorride.)

 


 

Titolo: Si stava meglio
Autore: Claudio di Biagio
Editore: Rai Eri
Prezzo: € 8,99 – € 16,00
Pagine: 222

La storia è sempre quella: si nasce, e poi si prova a vivere. Ci si innamora e si scopre il sesso e magari ci si sposa, oppure no, ci si perde, si divorzia. Si incontra un nemico e lo si combatte, oppure no, siamo noi il nemico. Si insegue la propria ambizione e si corona un sogno oppure no, si cade sul percorso, vittime dello stress. Poi invece capita che vai a pranzo da tua nonna e nel fumo della pasta “alla zozzona” ti coglie l’illuminazione: no, la storia in realtà è sempre diversa, dipende da come la racconti. Dipende dalla memoria. E allora, Claudio parte, deciso ad attraversare Roma in un viaggio con nonna Lea, inseguendo la storia e i pensieri di una generazione – quella degli over 70- con cui il dialogo gli appare più facile e fecondo che con quella dei padri. La vicenda di Lea si intreccia poi ad altre tre, liberamente reinterpretate a partire da lunghe interviste: quella di una giornalista battagliera, di un artista appassionato, di una sportiva innamorata del mare. Mentre il gioco sempre più intimo delle domande e delle rivelazioni trasforma un semplice viaggio in macchina in un’avventura picaresca, intrisa di realismo magico, Claudio tesse nel suo racconto la più dirompente delle verità: la realtà vissuta da uno è sterile, se non diventa esperienza regalata a tutti. E la sua generazione, così spesso definita “in crisi di futuro, respiro ed entusiasmo”, ha bisogno di storie vere per crescere, ne ha bisogno come dell’aria, come della luce. Perché solo al ritmo della parola – reale, onirica, malinconica e ruggente – il cuore può tornare a battere.

 


 

  • Vale Virna (8 ottobre 2017)

    Penso spesso che si stava meglio una volta. In ambito artistico i miei preferiti sono tutti morti, ho la nostalgia di un passato che avrei voluto vivere e la sensazione di essere arrivata in ritardo e avere trovato soltanto gli avanzi della festa. Nonostante questo penso che abbiamo il dovere di trarre il meglio dall’epoca in cui viviamo, anche se non l’abbiamo scelta.

    • Rosy Milicia (8 ottobre 2017)

      Come te, vivo in bilico tra il piacere delle cose passate (la musica e i film per esempio!) e le opportunità del nostro presente: un presente un po’ discutibile ma pur sempre nostro.

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