Recensione: “Il silenzio della pioggia d’estate” di Dinah Jefferies

Chiudete gli occhi e immaginatevi gli anni Trenta, ma non nella nostra Italia, né in Inghilterra o America. Immaginate gli anni Trenta dell’India. I suoi colori, i suoi profumi, i suoi suoni.
Purtroppo però, in questo immaginario da favola, dove colori e profumi e suoni sono i protagonisti, irrompe la povertà di un popolo sopraffatto: elemento che rende cruda la realtà e ci porta coi piedi per terra.
Scattate tante fotografie, serbatele nel cuore e nella mente, perché il “bello” e il “brutto” della vita ci serve a diventare donne e uomini migliori.
Il silenzio della pioggia d’estate ci insegna proprio questo, tramite Eliza, una fotoreporter che va in India e che in India trova una nuova avventura – sentimentale e non – da vivere.
Vedova, altruista, ma anche fragile, combatte al fianco di Jay.

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