Recensione: “The winner’s curse. La maledizione” di Marie Rutkoski

Amare e dovervi poi rinunciare può essere una maledizione? Amare, in generale, è una maledizione?
Come si può vivere con le conseguenze delle proprie scelte? E le proprie scelte sono del tutto personali o dettate dagli eventi disegnati ad hoc dal destino?

Kestrel, figlia di un autorevole generale, ragazza dalla fine e strategica intelligenza, si ritrova tra le vie di un’esistenza tortuosa, costretta a scegliere tra l’indipendenza – ovvero l’arruolarsi – e il dovere – il matrimonio – perché è donna e le donne devono appartenere a qualcosa o qualcuno. Perché le donne non possono essere libere, se non hanno un uomo al loro fianco.
Ma lei è diversa dalle altre, lei ha in sé troppa forza, troppa scaltrezza. Lei ha anche in sé un amore segreto per il suo schiavo Arin, comprato per sbaglio.
La loro è una storia impossibile, non solo per il ceto sociale, ma soprattutto per le “razze” a cui appartengono.

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