JudyReview: “Spiacente, non sei il mio tipo”

A CURA DI JUDY ABBOT

 

Dopo Emanuelli ero indecisa sulla mia prossima lettura e, come l’anima in pena che sono, gironzolavo sui social e si sa… “Se vai gironzolando con in mano una lanterna i guai vengono a trovarti”, dichiara un proverbio siciliano. Solo che per quanto mi riguarda non sono i guai a trovarmi – Non che ne sia priva, eh! –, ma sono i titoli delle nuove uscite. E, tra le nuove uscite della Newton Compton Editori, indovinate quale romance ha stuzzicato la mia curiosità da pink lady?

Per non mettere mai un punto…

Ho cancellato e riscritto le primissime righe di questo editoriale un milione di volte. Vuoi perché troppo formali, vuoi perché desidero siano perfette: certo, la perfezione nel nostro mondo umano e difettoso non esiste, ma nessuno ci impedisce di tentare di avvicinarci a essa.
Se il mio fosse un editoriale qualsiasi, nel quale parlo d’altro e non di me, sarebbe molto più semplice buttar giù frasi su frasi. Invece devo parlare di me e dei miei progetti, perciò rimugino, mentre con lentezza la pagina si riempie di sillabe, mentre i pensieri cercano di mettersi in fila.
Da dove cominciare? Cosa dire? Dove voglio arrivare? Non lo so.

Una nuova tendenza social

Odio e amore per i social.

Facebook, Twitter, Instagram. Eccetera eccetera eccetera.
Siamo circondati da foto, post, gif, stories, snap, e non c’è nulla di male: viviamo l’era digitale per com’è giusto viverla, senza doverci barricare dietro l’ipocrisia di chi dice che «siamo figli della superficialità», perché ciascuno di noi – blogger, youtuber, influencer e chi più ne ha più ne metta! – ha in sé un mondo infinitamente suo.
C’è chi, oltre ad adorare rossetti, ogni giorno indossa un camice e va a visitare i suoi pazienti.
C’è chi, oltre a recensire l’ultimo «caso editoriale», fa la mamma a tempo pieno perché chi diventa mamma poi viene licenziato in tronco.
C’è chi, come me, studia nonostante tutto e lavora nonostante un’Italia che gambizza i giovani con tanta voglia di fare.
Siamo noi – o alcuni di noi –, privi di filtri, privi di maschere, ragazzi come altri, né troppo sfigati né troppo fighi. Ventenni, venticinquenni, trentenni, quarantenni e sempre più su.
Un giorno vi parliamo di frivolezze, un giorno non vi parliamo e basta, un altro giorno ancora vogliamo dirvi cosa ci assilla e come il nostro cuore si sia trasformato in un macigno pesante.

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