Per non mettere mai un punto…

Ho cancellato e riscritto le primissime righe di questo editoriale un milione di volte. Vuoi perché troppo formali, vuoi perché desidero siano perfette: certo, la perfezione nel nostro mondo umano e difettoso non esiste, ma nessuno ci impedisce di tentare di avvicinarci a essa.
Se il mio fosse un editoriale qualsiasi, nel quale parlo d’altro e non di me, sarebbe molto più semplice buttar giù frasi su frasi. Invece devo parlare di me e dei miei progetti, perciò rimugino, mentre con lentezza la pagina si riempie di sillabe, mentre i pensieri cercano di mettersi in fila.
Da dove cominciare? Cosa dire? Dove voglio arrivare? Non lo so.

Una nuova tendenza social

Odio e amore per i social.

Facebook, Twitter, Instagram. Eccetera eccetera eccetera.
Siamo circondati da foto, post, gif, stories, snap, e non c’è nulla di male: viviamo l’era digitale per com’è giusto viverla, senza doverci barricare dietro l’ipocrisia di chi dice che «siamo figli della superficialità», perché ciascuno di noi – blogger, youtuber, influencer e chi più ne ha più ne metta! – ha in sé un mondo infinitamente suo.
C’è chi, oltre ad adorare rossetti, ogni giorno indossa un camice e va a visitare i suoi pazienti.
C’è chi, oltre a recensire l’ultimo «caso editoriale», fa la mamma a tempo pieno perché chi diventa mamma poi viene licenziato in tronco.
C’è chi, come me, studia nonostante tutto e lavora nonostante un’Italia che gambizza i giovani con tanta voglia di fare.
Siamo noi – o alcuni di noi –, privi di filtri, privi di maschere, ragazzi come altri, né troppo sfigati né troppo fighi. Ventenni, venticinquenni, trentenni, quarantenni e sempre più su.
Un giorno vi parliamo di frivolezze, un giorno non vi parliamo e basta, un altro giorno ancora vogliamo dirvi cosa ci assilla e come il nostro cuore si sia trasformato in un macigno pesante.

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