A Party with Stephen King: “Il miglio verde”

Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu sei.
NICOLÒ MACHIAVELLI  

 

Quando rileggo Il miglio verde, primissimo romanzo di King a cui mi sono approcciata da ragazzina, mi tornano sempre in mente le parole di Nicolò Machiavelli: credo, e mi permetto di crederlo con una convinzione inamovibile, che siano la perfetta sintesi di un libro che, una volta letto, non vi abbandonerà più.
Resta lì, sedimentato nel cuore, fino a mettervi radici e crescere con voi.
Avevo appena tredici o quattordici anni, quando sono entrata in libreria con il proposito di comprarlo, dopo aver visto l’omonimo film.
All’epoca non conoscevo Stephen King: nel lontano 2000, la vita di un giovane lettore era ben diversa da quella di oggi, dove basta un click per scoprire autori che forse ti cambieranno la vita (letteraria o meno).
Il miglio verde, perciò, oltre a essere uno dei romanzi che più amo di King, un classico quasi direi, è la pietra miliale della mia adolescenza.
Un’opera capace di scavare nel profondo, di farci comprendere quanto sia troppo facile giudicare, essere presi dalle apparenze, soffocati dai pregiudizi, guidati dalla mano della società. Una mano spietata a cui non importa cosa dentro si ha.
King, il “maestro”, riesce a trascinare il lettore in una riflessione intimista che si riverbera al di fuori del cuore.
Ci fa vedere il mondo con occhi diversi!
Noi tutti, difatti, siamo un po’ John Coffey. Grandi e grossi, forti, per poi nascondere nel nostro Io le paure più infime.
Il miglio verde, quel miglio che porta alla morte, in verità ci porta alla vita. Una rinascita spirituale, almeno per chi lo legge col cuore.

error: