Recensione: “Trent’anni e li dimostro” di Amabile Giusti

Cosa c’è di più fastidioso tra l’amare il proprio coinquilino che ti scambia per una pianta d’appartamento, e amare il proprio coinquilino che gorgheggia nella camera accanto con la tipa di turno?
Be’, è un vero dilemma. E Carlotta, quasi trentenne, non trova il bandolo di questa matassa arruffata (peggio dei riccioli d’acciaio che ha per capelli).

Inoltre, in ogni minuto della sua vita da sfigata cronica, Luca è il pensiero fisso che mai l’abbandona.

 
Il ragazzo sembra un «armadio di mogano», ci dice l’autrice, e ha la bocca da diavolo tentatore. Forse al nostro autore in erba (sì, avete capito bene, Luca è un aspirante scrittore) manca solo il forcone, di fascino ovviamente ne ha già in abbondanza. Insomma è una suppellettile che ognuno di noi vorrebbe in casa, no?
Certo è che tanti sono i lati negativi di una convivenza platonica con l’uomo a cui vorresti dare anima e corpo (non esattamente in quest’ordine!), lo stesso uomo che improvvisa opere liriche tra le lenzuola con “do” di petto che quasi fanno venire il mal di testa.
Ma povera Carlotta, finché non troverà un lavoro stabile, dovrà sopportare questi spettacoli da sciupafemmine: infatti, un po’ per dovere e un po’ per disperazione, si ritrova a lavorare come art buyer per un regista pazzo (letteralmente pazzo), un tale Rocky che la manda alla ricerca di Barbie per il suo rifacimento teatrale de Lo zoo di vetro.
Carlotta dovrà trovare pezzi unici e da collezione, bambole che riporteranno a galla ricordi d’infanzia abbandonati nei cassetti della vita.
Nel mentre, a casa Lieti-Morli, il via vai di lingerie leopardata e glutei di cemento non finisce.
A complicare il tutto è Luca che pensa a Carlotta come un «barattolo di pomodori secchi», conservato con dovizia per il grande amore (o per la grande abbuffata), e questo grande amore (o questa grande abbuffata) sembra non essere il bel barista/casanova/scribacchino.
Lui, troppo figo per innamorarsi (troppo fifone a mio avviso), non vuole legami seri e duraturi. Quindi: bye-bye love dreams!
Cosa rimane da fare a Carlotta?
Forse un appuntamento al buio? Insomma, non si dice: “Chiodo scaccia chiodo”?
Eppure Luca è impossibile da soppiantare, soprattutto per ciò che Carlotta sente per lui: non è semplice passione, o desiderio per un dio bell’e finito, ma è qualcosa di più controverso che si insinua dentro, fino a toccare i sentimenti.
Sappiamo che i nostri cuoricini di donne sono tanto sensibili, pronti ad amare con disperazione e follia. Ebbene… Carlotta lo ama, il suo Luca tanto strano a volte, tanto distaccato altre, tanto geloso e infastidito.
Mr Morli è l’alta e la bassa marea di Ms Lieti, un viavai di sorrisi e battute isteriche, un ti amo-ti odio che non ha fine, perché l’amore è anche rabbia e illusione.
La malinconia di un uomo come Luca nasconde tutto e niente, soprattutto le emozioni difficili da inabissare, da tenere legate alle catene del proprio animo.
I protagonisti sono antitesi e sintesi di confusione, di possesso, di arrogante simpatia. Si rincorrono, si aspettano, ondeggiano tra prendere e lasciare, senza pensare al dopo e senza rinnegare il prima.
Si urlano contro, si spezzano, ma tornano ad avere bisogno l’uno dell’altro!
Carlotta non è poi la sfigata che pensa di essere, poiché prova ad andare avanti, e la forza di volontà – anche se vacilla – la tiene a galla: con il suo viso da fragola, con quella spruzzata di lentiggini che sembrano stelle caramellate, con la voglia di non avere solo trent’anni e briciole di delusioni tra le dita.
Carlotta riflette la donna reale, smettiamola di nasconderci dietro l’indice: in lei ci sono tanti frammenti di noi.
La storia mi ha conquistata, ammaliata in questa sua nuova veste, nell’allegoria della ricerca della Barbie rara, così perfetta e sinuosa che nulla ha a che fare con la ragazza comune: tuttavia, in quel mondo di plastica e sorrisi finti, si può trovare una Barbie-Carlotta.
L’ilarità della Giusti non manca, così come le metafore originali e per nulla ripetitive: ancor più palpabile è il sentore di una leggiadra malinconia che fa riflettere.
Non è il classico chick lit, è molto di più. È una finestra sul mondo moderno a volte romantico altre odioso.
Da leggere, da rileggere, da sbranare con gli occhi!

 


 

Titolo: Trent’anni e li dimostro
Autore: Amabile Giusti
Editore: Self-publishing
Prezzo: € 2.99
Pagine: 255

Carlotta ha quasi trent’anni, e si considera una sfigata cronica: raggiunge il metro e sessanta solo con i tacchi a spillo, ha una famiglia decisamente folle e all’orizzonte non vede l’ombra di un fidanzato come si deve. Non solo: è appena stata licenziata a causa della sua irrefrenabile schiettezza… ma ora, per arrivare a fine mese, è costretta ad affittare una stanza del suo appartamento. Luca, il nuovo inquilino, ha molti pro (è bellissimo, fa lo scrittore, è dannatamente simpatico) ma altrettanti contro: è disordinato, fuma troppo e ha il pessimo vizio di portarsi a casa le sue conquiste, una diversa ogni notte. Carlotta non chiude occhio e in più si sente una vera schifezza. Non lo ammetterebbe mai, ma quel maschio predatore che tratta le donne come kleenex e gioca sul fascino tenebroso del romanziere la sta facendo innamorare. In una girandola di eventi sempre più buffi, tra una madre terribile, una sorella bellissima e gelosa, una tribù di parenti fuori controllo, un nuovo lavoro tutto da inventare e molti incontri ravvicinati con Luca e le sue fidanzatine di passaggio, Carlotta imparerà che è lei la prima a dover credere in se stessa…

 


ARTICOLO AGGIORNATO IL 14 FEBBRAIO 2018!

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